lunedì 23 maggio 2011

Memorie di guerra e di prigionia: tra le montagne d'Albania

Foto di Piero Ghiglione
Premessa
Basta intravedere lontano la striscia biancastra dell'Adriatico per pensare alla casa, alla patria. Ma basta poco per ripiombare nell'incubo della realtà. Non mancano alcune note descrittive, la casa albanese, il fuoco, il sedersi"alla turca", il richiamo alle aquile (l'Albania) e la polenta (l'Italia). La polenta è ancora quindi un richiamo forte alla casa, forse più della striscia del mare. Ma anche questa doveva finir male. 

Le parole del Diario
La casa albanese 
"Nella casa albanese, specie in quella d'alta montagna, non vi è soffitto nelle stanze, né i muri sono intonacati e quasi tutte sono prive di camino; il fuoco si accende nel mezzo della stanza su una buca scavata nel pavi­mento di terra. Il fumo rimane nella stanza nera e buia come una caverna; le finestre, quando ci sono, sono piccolissime, senza imposte e vetri. Il vano è ingombro di grano turco, botti, cassapanche e stuoie stese per terra. Mai visto un letto, una tavola, una seggiola e qualche mobile civile; tutta la casa è un insieme di pietra mal squadrata, frasche e fango. Ci si siede sempre per terra, alla turca, attorno al fuoco, oppure attorno ad una tavola bassa e rotonda. Si mangia tutti lo stesso brodo di fagioli oppure lo stesso latte acido nello stesso recipiente; si inzuppa il pan di grano turco e le dita di ognuno. Finito di mangiare ci si butta sulle stuoie, vestiti e si dorme l'uno vicino all’altro."

Le bande e la polenta 
Nei primi del mese di dicembre, dopo una lunga marcia durata circa dieci giorni, arrivati in un paesino nascosto sotto le montagne più alte, non troviamo nessuna via d'uscita. Ci si parano davanti le più selvagge rocce, alte e inaccessibili, siamo disperati. Intanto le bande sono ormai vicine, bisogna decidere se darsi in mano a loro oppure riparare sopra la roccia ove certamente non sarebbe mai arrivato nessuno. Decidiamo di arrampicarci in un ultimo sforzo, con poche scorte di cipolle, pane e farina per la polenta. Ci accompagna lassù un uomo del villaggio. Arrivati tra le rocce, ove solo le aquile fanno il nido, ci volgiamo a dare uno sguardo di sotto, verso le valli e i fiumi, fino a scorgere, sul più lontano orizzonte, il mare. Alla vista dell'Adriatico non possiamo fare a meno di immaginare, al di là di esso, l'Italia, la nostra casa, i nostri cari. Dopo alcuni minuti scoppi e canti echeggiano nel paese sotto stante venendo a fugare dalla nostra mente la dolce visione e facendoci tornare ancora alla più brutta e dura realtà. Colonne di armati scendono in paese da diverse parti. Per tutto il resto del giorno ed i giorni successivi, scendono, pernottano e ripartono. Intanto noi ci arrangiamo come possiamo per fare un po' di polenta dentro una latta. Ma, mentre la si gira, la latta non resiste e tutta la polenta si versa sul fuoco. Affamati come siamo ci buttiamo senza indugio attorno al fuoco a mangiare la polenta non del tutto cotta ma in compenso condita colla cenere, con le bracia, il carbone e con il fumo!"


Opera del pittore Sante Bullo che ritrae i monti di Kruja
Nel 1941 le EDIZIONI DISTATPUR di Tirana pubblicarono il volume di Piero Ghiglione “Montagne d’Albania”, che fu stampato dall’Istituto Geografico De Agostini di Novara . Il libro, che comprende  uno studio sui “Rapsodi della montagna albanese” di Nicola Lo Russo Attoma, ha 118 pagine ed è corredato da 60 illustrazioni in bianco e nero tratte da fotografie scattate dall’autore.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grazie agli acquerelli e ai racconti ho immaginato quello che vide e sentì papà, con i suoi compagni della "Pinerolo"! Mi manca ancora, nonostante i miei 66anni!
Grazie ad Ettore Ponzi e per quanto avete pubblicato.Porgete lui un filiale abbraccio.
maurizio Germani
sx28@libero.it