venerdì 31 dicembre 2010

Le Maestà della Diocesi di Fidenza Natale coi colori di Mario Alfieri

Dal calendario del settimanale diocesano "Il Risveglio"
MARIO ALFIERI Nasce il16 maggio 1931 a S. Piero a Sieve (FI) da Vittorio e da Lina Cresci, primo di quattro fratelli: Mario e Mirella (oggi scomparsi) e Attilia, ancora vivente. Nel 1935 la famiglia si trasferisce a Fidenza e qui Mario, fin dalla scuola elementare, manifesta la passione per il disegno: semplici fogli a quadretti colorati che ritraggono figure e paesaggi, ma che rivelano già una notevole predisposizione.

mercoledì 3 novembre 2010

Memorie di guerra e prigionia: il trasferimento verso i monti Tomori


PREMESSA
La marcia di trasferimento che avrebbe dovuto ricongiungere i resti delle divisioni Arezzo e Firenze alle Truppe della Montagna del generale Azzi, già operative contro l'esercito tedesco, fu pieno di imprevisti e difficoltà. La catena dei monti Tomori o Tamori disegna un triangolo ed è posizionata tra le città di Berat ad ovest, Coriza ad est ed Elbasan a Nord.  L'ambiguo comportamento dei capi partigiani è una componente di insicurezza, in effetti la spoliazione delle truppe italiane di tutto quanto era ancora in possesso ai nostri soldati. Ecco la parte della il racconto della dichiarazione del Ten. Colonnello Cappellin Luigi:
"Rimasto io Ufficiale più anziano con II Uff. Inf. di varie armi mi recai dal Gen. Azzi per chiedere il nostro impiego in reparti combattenti di Partigiani. In seguito a suo ordine, partii per la regione di Gramsch con 15 Uff. ed oltre 80 soldati. II viaggio fu durissimo perchè dovemmo attraversare di notte il fiume Scumbini ed essendo disarmati quasi tutti, dovevamo evitare le zone battute dai reparti tedeschi e durò 4 giorni.

venerdì 22 ottobre 2010

L'abate don Pietro Antonio Maria Zani fidentino



Negli ultimi anni è stata rivolta particolare attenzione alla figura dell’abate Pietro Zani, intellettuale di primo piano nella storia del Settecento fidentino, ma anche eminente studioso e profondo conoscitore dell’arte antica, universalmente noto per la sua monumentale, anche se purtroppo incompleta, “Enciclopedia Metodica Critico-Ragionata delle Belle Arti” ( 28 volumi editi dalla stamperia ducale di Parma dal 1817 al 1824 ) e per i pionieristici studi sulle arti grafiche. Collezionista e ricercatore appassionato di storia locale, l’abate Zani, col suo ricco lascito di documenti e memorie manoscritte relative a Borgo San Donnino costituisce tuttora una delle principali fonti cui attingono gli studiosi alla ricerca di dati e notizie per ricostruire le vicende fidentine attraverso i secoli.

venerdì 24 settembre 2010

Il sarcofago di San Donnino

Dopo quattro anni il sarcofago in pietra  di San Donnino Martire è tornato nella cripta del duomo, sua sede storica. Dal 2006 era collocato nella chiesa sconsacrata di San Giorgio. L'intervento ha comportato la chiusura della chiesa per alcune ore ma ne valeva la pena vista la vicinanze della festività patronale del 9 ottobre. Nelle immagini possiamo vedere la sistemazione del sarcofago del terzo secolo di fianco all'altare.

sabato 18 settembre 2010

L'abate don Pietro Antonio Maria Zani fidentino

"L'abate Pietro Zani, nato a Borgo San Donnino (oggi Fidenza) nel 1748, è stato poeta, letterato, storico dell'arte, incisore, vice bibliotecario della Palatina di Parma, cappellano onorario del Duca di Parma, collezionista e grande viaggiatore. Le sue mani con una fatica incredibile hanno scritto migliaia di pagine, con la penna d'oca, al lume di candela. Studiava senza sosta libri, manoscritti, gazzette, stampe ed opere d'arte per compilare la sua Enciclopedia Metodica di 29 volumi composta di un Indice alfabetico delle opere e di un Elenco di oltre 40.000 artisti. Alla sua memoria è intitolata la Scuola Media Statale di Fidenza (Parma)."

lunedì 16 agosto 2010

Pieve di Santo Stefano a Cervia

Lungo la strada "salara" in località Pisignano di Cervia (Ravenna) troviamo una chiesa di particolare interesse, è la Pieve di Santo Stefano di origini molto antiche, riportata  in un documento del 997. Distrutta nel 1512 e ricostruita nella forma attuale nel 1521 per iniziativa

lunedì 26 luglio 2010

Memorie di guerra e di prigionia: Stalag XVII - Austria

Premessa
Lasciato l'ospedale militare di Semlin il 16 marzo 1944, Ettore Ponzi fu imbarcato su una nave della Croce Rossa con destinazione Vienna. Percorse quindi il lungo tratto del fiume Danubio da Belgrado a Budapest quindi a Vienna. A piedi raggiunge poi uno dei campi di concentramento dislocati in Austria sotto la denominazione generale di Stalag XVII che all'epoca comprendeva i seguenti campi Stalag XVIIA a Kaisersteinbruch, Stalag XVIIB (244) a Gneixendorf, Stalag XVIIC a Edelbach-Döllersheim, Stalag XVIID (398) a Pupping e Dulag (campo di transito) 231.
Dovrebbe trattarsi dello Stalag XVII A a sud-est di Vienna. L'unico indizio è la foto di cui mostriamo fronte e retro, inviata dalla famiglia e timbrata per benestare (GEPRUFT) dalla censura del campo.
Questi campi erano sorvegliati da soldati veterani austriaci e, anche per questo, le condizioni erano migliori di quelle dei campi in Germania. Tra i prigionieri i più numerosi erano i francesi e gli inglesi catturati nella Battaglia di Francia ma erano presenti anche prigionieri slavi, italiani e britannici.
Tutti questi campi furono poi liberati dall'esercito sovietico. La particolare situazione dei militari italiani era l'esclusione dagli aiuti che la Croce Rossa, questo per il fatto che i militari italiani non erano considerati prigionieri di guerra. per loro era stata coniata l'ambigua categoria di IMI (Internati Militari Italiani). La foto sopra, scattata in località Bandera di Vernasca, fu una delle poche cose trasmesse dalla famiglia durante la permanenza nel campo austriaco e giunte a destinazione.

Le parole del Diario
"Successivamente venni imbarcato su una bellissima nave ospedale sul Danubio e portato fino a Vienna. Dalla stazione di Vienna, dopo una lunga marcia, raggiungemmo un campo ove, oltre agli italiani, vi erano anche inglesi e francesi. Rimasi lì fino a luglio, convalescente assieme a francesi e cecoslovacchi. Feci amicizia con alcuni pittori di altri paesi e potei disegnare e acquerellare molti ritratti, specialmente di francesi che si mettevano in fila e aspettavano il loro turno. Questo periodo di pace durò fino a luglio; dopo dovetti affrontare un lungo viaggio in treno fino a Wietzendorf qui venni messo a tacere tra i reticolati del campo di concentramento fino alla fine della guerra e anche dopo, fino all'agosto del 45."


http://www.ponziettore.it/memorie1.html#austria

martedì 11 maggio 2010

Ricordo ad acquerello del prof. Ettore Ponzi

Dal catalogo della mostra il ricordo di Mons. Aldo Aimi 


Mi è stato chiesto di premettere al presente catalogo un ricordo del professor Ettore Ponzi da parte di chi l’ha conosciuto. Io sono uno di quei fortunati.
Chiamo questo ricordo “ad acquerello” perché è rapido e leggero.
Ho conosciuto Ettore Ponzi nel 1946 quando, tornato dalla guerra, era stato incaricato di venire a Campolasso, dov’era sfollato il Seminario, per tenere un corso di disegno per le scuole medie.
Lo vedevo arrivare in bicicletta, con vicino alla canna il cavalletto e la tavolozza, e finita l’ora di scuola partiva e girava per le colline in cerca di motivi d’ispirazione. Insomma, siccome lì la zona è molto bella, andava a caccia di immagini.
Assistevo anche alle sue lezioni perché, in quanto studente di teologia, ero incaricato dell’assistenza ai ragazzi delle medie, quindi ero presente anche a scuola. Lo vedo ancora come parlava, come insegnava, come gestiva la classe. Era un uomo essenziale nelle parole, molto chiaro nei concetti e, soprattutto, nella sua gestualità esprimeva molto bene l’idea che voleva trasmettere. Come docente era efficace, essenziale, semplice, chiaro, in modo tale che i ragazzi potessero capire alla svelta, senza tanti barocchismi e senza tante parole. Naturalmente faceva il corso di tre anni, con tutti i programmi che c’erano da svolgere, iniziando dalla squadratura del foglio fino al disegno dal vero attraverso tutti i passaggi necessari: insegnava il tratteggio, le sfumature, il passaggio tra il copiato e il vero utilizzando i corpi solidi geometrici (il cubo, il cono, eccetera) per studiare le ombre.

venerdì 30 aprile 2010

Verso casa!

Il viaggio è terminato e oggi ripartiamo verso casa. Abbiamo fatto un esperienza molto intensa e siamo contenti di averla condivisa con voi attraverso il blog. Abbiamo raccontato alcune biografie di internati, partendo da quelle a noi più vicine, quella di Gioacchino Virga e di Vittorio Vialli,. Abbiamo ascoltato il racconto di quella vicenda direttamente dalla voce di alcuni protagonisti come Claudio Sommaruga e Riccardo Marchese che ringraziamo tantissimo. Siamo grati a tutti coloro che hanno partecipato contribuendo con le biografie dei loro cari che abbiamo inserito in questi giorni: Giorgio Raffaelli, Alberto Trionfi, Leone Pancaldi, Giuseppe Novello, Paolo Orsini, Domenico Oprandi, Giuseppe Corica, Alessandro Natta, Ettore Ponzi. Ringraziamo tutte le persone che hanno seguito il blog in questi giorni e tutti quelli che hanno lasciato un commento. Quelli che ci hanno sopportato e supportato in questo periodo: Tullio, Vittoria, Elena, Preto e la gatta. Per il loro contributo e la loro disponibilità: Luca Alessandrini, Mariarosa Pancaldi, Marco Palmieri, Francesco Orsini, Santo Peli, Pierre Sorlin, Luisa Cigognetti, Adriano Bertolini, Fabio Bianchini Pepegna, Paola Pallottino, Gloria Corica e Pino Cacucci, Luisa Raffaelli, Osvaldo Carraro, Museo dell’Internamento di Padova, Maria Trionfi, Ambrogio Ponzi, associazione Viaterrea, Stefano Caccialupi, ANEI Roma, Rolf Keller, Hinrich Baumann, Martina Wagemann, Hans-Christian Täubrich, Karl Einz Buch, Elena Cenzato, Andrea Galdi, Nicol Lavinia Lundari, Maria Luisa Traldi, Ottavio Terranova ANPI Palermo, Sandra Sisofo, Associazione radioamatori – Radio Caterina, Andrea Plazzi, Magda Indiveri Voce del verbo insegnare, Adcom Bologna, Antonio Piro, Andrea Di Betta, Michael Leimer, Sara Menafra, Pasqualina Mercurio, Paolo Parisi, Studio Ram. Sperando di non aver dimenticato nessuno grazie a tutti. Il blog continuerà ad essere aggiornato, nei prossimi giorni metteremo le foto, i disegni e i video dell’ultima giornata, quella dello stalag XB. Invitiamo tutti coloro che ci hanno scritto, a imviarci le biografie da inserire e a collaborare lla realizzazione di questo progetto che è aperto a tutti. Il materiale raccolto diventerà un video documentario e un sito tematico con ulteriori approfondimenti.


http://www.8settembre1943.info/

venerdì 16 aprile 2010

16 Aprile 1945: la doppia liberazione del campo di Wietzendorf


La testimonianza di un protagonista

(Luigi Goisis) Wietzendorf, 13/4/1945
……….Mi sveglio ( e sono le 7,45) quando Mosetti colla faccia protesa dentro la finestra annuncia: “i tedeschi non ci sono più” Non gli credo e come me molti a questo primo annuncio rimangono increduli, perplessi.
Alcuni vanno a controllare ed effettivamente sulle torrette non c’è più il solito delinquente, non si vede più la mitraglia puntata minacciosa verso di noi. La porta principale del campo è incustodita ……..V’è una animazione incredibile: chi si sbarba chi pulisce le scarpe chi il cinturone, chi sfodera divise nuove o quasi, chi corre verso gli amici e si abbracciano e si baciano.
In questi baci v’è tutto il dolore, tutte le inedie, le privazioni, i tormenti indicibili di tante giornate di fame atroce sofferte in comune. Da 19 mesi attendevamo con calma e con fede queste giornate.
Oggi nel pomeriggio 800 grammi di patate. Sono le 16,55 e si sparge lavoce che vi sono gli anglo americani. In lontananza si odono raffiche di mitraglia; piccoli in lontananza alcuni soldati in cachi: sono anglo americani.
*** *** ***
È successo un fatto particolare. A un certo momento avevano creato una sacca; in questa c'era un gruppo numeroso di truppe tedesche e c'era anche il nostro campo di concentramento.
Gli inglesi erano riusciti a sfondare una linea e sono arrivati al nostro campo di concentramento. Un giorno, penso quel 16 aprile, verso le quattro e mezzo - cinque, il sole era basso sull' orizzonte, un mio amico dalla finestrella della baracca che era aperta si sporge dentro e dice: "Ohé, i tedeschi non ci sono più; ci sono qua gli inglesi". Tutti fuori, osti... e c'erano lì i carri armati, erano entrati nel campo, nel reticolato; c'erano degli ufficiali che parlavano benissimo l'italiano e la prima cosa che han fatto:
"Guardate, lo sappiamo che avete fame", hanno scaricato dei sacchi dicioccolata, di sigarette. Però, la cuccagna è durata pochissimo, perché la mattina dopo gli inglesi non c'erano più: erano tornati i tedeschi; cioè c'era stato un contrattacco e gli inglesi hanno dovuto ritirarsi di nuovo; siamo stati lì ancora un quattro o cinque giorni, poi, una bella notte, il comandante, il colonnello Testa, bergamasco, ci dice: " Ragazzi, guardate che hanno dato l'ordine di sgombrare il campo: han fatto un accordo tra gli inglesi, americani e tedeschi, di fare una tregua d'armi e permettono che noi attraversiamo le linee, in modo che andiamo nel territorio occupato dagli americani".


http://www.ponziettore.it/lager.html

venerdì 9 aprile 2010

Walter Madoi - Crocifissione, Fidenza, Palazzo Vescovile.


Un altro protagonista dell’arte del  Novecento emiliano legato, per ragioni familiari, a Pieveottoville è il pittore e scultore Walter Madoi (1925 – 1976).
Ad esso si deve il quadro con la Crocifissione (100x70, tecnica mista su cartone) esposto sulla parete di fondo   della sala delle conferenze del Palazzo Vescovile.
In questo  dipinto datato  1968, la  rappresentazione  del dramma  della croce è resa con un linguaggio moderno, quasi frammentario, che semplifica  l’aspetto narrativo per dare  da spazio al mondo interiore dell’artista. La Crocifissione richiama in particolare il ciclo di affreschi sullo stesso tema  realizzati tra gli  anni  Sessanta e Settanta sulle pareti e nell’abside della  chiesa di Sesta di Corniglio, la piccola frazione dell’appennino parmense nota anche per le pitture, realizzate sui muri esterni delle case e dei rustici dallo stesso Madoi che aveva eletto Sesta come sede ideale per il proprio lavoro.
Guglielmo Ponzi  
(Dal settimanale diocesano  il Risveglio 2 aprile 2010)
          

martedì 6 aprile 2010

L'Isola del Vescovo di Fidenza nei dipinti di Ettore Ponzi


La mostra ricostruisce, attraverso 36 opere pittoriche e grafiche - molte delle quali inedite - del pittore fidentino Ettore Ponzi (1908 – 1992), la forma e gli aspetti urbanistici dell’antico isolato urbano della Cattedrale e del vecchio Vescovado di Fidenza che, giunto intatto sino alla seconda guerra mondiale ma colpito dai bombardamenti alleati del 1944, è stato profondamente trasformato all'epoca della "ricostruzione".

Realizzata con i patrocini della Provincia di Parma e del Comune di Fidenza (determinante il contributo del Comune), la mostra è corredata da un catalogo che esalta il valore documentario dell'opera di Ponzi, in quanto è grazie al lavoro artistico di tutta la sua vita che è possibile oggi rammentare ai cittadini di Fidenza, e ai forestieri, quale era  la conformazione del quartiere della Cattedrale che, miracolosamente scampata agli eventi bellici, ha però perduto il suo contesto originario.

Luogo Museo del Duomo-Museo diocesano di Fidenza
18 Aprile - 16 maggio 2010

sabato 23 gennaio 2010

Nel giorno della Memoria: il lager di Semlin


Uno dei principali luoghi dell'Olocausto nell'Europa occupata dai nazisti è  il Judenlager Semlin in Serbia. Creato dalla Germania nazista nel dicembre del 1941 alla periferia di Belgrado, Semlin (conosciuto anche con il suo nome serbo Sajmište) è stato uno dei primi campi di concentramento in Europa, creato appositamente per l'internamento degli ebrei. Tra marzo e maggio 1942, circa 7.000 donne ebree, i bambini e gli anziani (quasi la metà del totale della popolazione ebraica di Serbia, occupata dai nazisti) sono stati sistematicamente assassinati utilizzando un furgone cellulare gas. Semlin è stato poi trasformato in un Anhaltelager, un campo di detenzione temporanea per i prigionieri politici, partigiani catturati e lavoratori forzati, molti dei quali sono stati successivamente trasportati in vari campi di lavoro in Germania. Tra il maggio 1942 e luglio 1944, 32.000 detenuti (soprattutto i serbi), sono passati attraverso il campo, di cui 10.600 sono stati uccisi o morirono di fame o di malattia. Semlin è stato il più grande campo di concentramento nazista in Serbia occupata. Nonostante la sua importanza come luogo della Shoah, la Judenlager Semlin non è entrato in modo significativo nella memoria della Shoah degli ebrei nel dopoguerra jugoslavo e quindi serbo.

giovedì 21 gennaio 2010

Giorno della Memoria: medaglia d'Onore

Mercoledì prossimo 27 gennaio 2010, in coincidenza con la Giornata della Memoria, presso la Prefettura di Parma si terrà la cerimonia di consegna della Medaglia d'Onore alla memoria di Ettore Ponzi per il periodo d'internamento trascorso nei campi di Semlin (Belgrado), Vienna e Wietzendorf dal 1 gennaio 1944 al 15 aprile 1945.


http://www.ponziettore.it/lager.html

lunedì 4 gennaio 2010

Lager di Wietzendorf 1945: il ritratto di un compagno

Ritratto del Tenente Marino C. gentilmente inviato dal nipote ad arricchire le testimonianze in mio possesso.
Il tenente Marino G. era nato nel 1911 ed aveva vissuto a Jesi (AN), fu catturato nei balcani in Albania il 14 settembre 1943, fece due o tre campi ed internato a Sandbostel per poi finire a Wietzendorf dove passò la maggior parte del tempo e dove rimase fino alla liberazione- Il ritratto del compagno di prigiomia è successivo alla liberazione. Fu poi promosso capitano al ritorno.


http://www.ponziettore.it/lager.html