martedì 16 luglio 2013

Memorie di guerra e prigionia: quei mesi di luglio ed agosto 1943

Attacco con bombe a mano - Albania 1941
PREMESSA

La situazione venutasi a creare in Italia dopo l'allontanamento di Mussolini vedeva il generale Pietro Badoglio primo ministro. 
Nei territori occupati dalla truppe italiane le operazioni militari continuarono a fianco dei tedeschi. In Albania era in corso un'offensiva su grande scala, iniziata nel mese di luglio, contro le bande che, in varie e spesso contrapposte fazioni, conducevano una lotta contro l'esercito occupante in una alternanza di coalizioni e tradimenti. 
Questa azione offensiva non portò ai risultati attesi, ma s'infranse creando situazioni di isolamento e rischio ai nostri soldati. 
Questi fatti contribuirono a creare quella sfiducia verso gli stati maggiori. 
Nel complesso il nostro esercito arrivò al deprecato giorno dell'armistizio assolutamente impreparato a gestire la complessa situazione per mancanza di disposizioni e informazioni e nello sfacelo di una classe di generali impreparati e subalterni al vecchio alleato.
A questo periodo che precede il giorno del 8 settembre mio padre dedica la seguente pagina delle sue memorie. Da rimarcare alcuni passaggi significativi circa l'impreparazione militare (disastrosa carica di cavalleria) e il generale disimpegno di altri comandanti ("non m'affido" "Sono l'ultimo a ritirarmi perché devo proteggere gli altri signori che disordinatamente e lasciando sul terreno i loro caduti mettono in salvo la pellaccia loro.").

"Cavalli senza cavalieri corrono giù per la valle, verso il fiume"

Le parole del diario

Battaglia di Palieckstki (Berat-Albania) 9 luglio 1943

"Si attraversa la città buia e silenziosa. A gruppi, di corsa, si passa sul ponte dell'Osum; viene dato l'ordine di camminare cauti e silenziosi, addossati alla montagna. La cavalleria è la prima ad addentrarsi e salire, viene subito attaccata.
Con la mia Compagnia ho l'ordine di avanzare sulla sinistra dello schieramento del Battaglione. Arrivo alla quota del cimitero e al primo plotone ove trovo la prima resistenza. Rispondiamo al fuoco; con le bombe a mano riusciamo in pochi minuti ad impossessarci della quota ove troviamo, tra i cespugli, decine di ripari fatti con lastre di pietra tolte dalle tombe musulmane. Rimaniamo sulla quota alcune ore sotto il fuoco nemico ben nutrito, poi viene dato l'ordine di avanzare. 
Seguito dai miei del primo plotone mi butto giù dalla collina per salire più alto: le pallottole fischiano sopra le nostre teste, rabbiosamente. Più avanti ci addentriamo in un bosco fitto, insidioso e pieno di sterpi: è quasi impossibile andare avanti. Cadono i nostri primi morti e feriti al grido di "aiuto, mamma!". 
La Compagnia del centro rimane indietro, perplessa e il suo comandante, più indietro ancora, dice "non m'affido". Corro il rischio di essere lasciato solo con i miei pochi uomini e circondato. Mi viene dato l'ordine di ritornare alla quota del cimitero, ove rimaniamo sotto il tiro fino alle otto di sera. Più volte ricacciamo il nemico che vuole ad ogni costo arrivare alla quota. 
Anche l'aviazione viene in nostro aiuto, mitragliando da bassa quota, l'artiglieria continua a far sibilare proiettili che vanno a scoppiare davanti a noi con schianti assordanti. Intanto alle nostre spalle si vede un insolito spettacolo: cavalli senza cavalieri corrono giù per la valle, verso il fiume. La sera, dopo 16 ore di combattimento sotto il sole bruciante di luglio, stanchi e affamati, sporchi e sudati, ci ritiriamo protetti dalle autoblindo. Sono l'ultimo a ritirarmi perché devo proteggere gli altri signori che disordinatamente e lasciando sul terreno i loro caduti mettono in salvo la pellaccia loro. 
In quest'ultimo movimento un altro mio soldato viene colpito con una pallottola al ginocchio, che viene sfracellato; nonostante il momento critico riesco a portarlo al sicuro."
Attacco al nostro presidio
"Due di agosto, festa di tutti gli uomini! siamo attaccati da tutte le parti e contemporaneamente da tutte le bande. Vengo svegliato alle 4 dai primi colpi di "ta-pum". Strappo la tenda e mi lancio fuori, scalzo e svestito; ispeziono la linea fino al ponte, trovo tutti i miei uomini ai loro posti a rispondere al fuoco nemico. Per tutto il giorno i ribelli tentano di infiltrarsi tra le nostre linee ma ripetutamente vengono respinti lasciando sul terreno parecchi morti. Alcuni cadono anche dagli alberi, dove si erano annidati. Verso sera abbiamo una sosta apparente, mentre nei giorni e nelle notti successive continuano i canti delle mitragliatrici e il rombo dei cannoni."


http://www.ponziettore.it/memorie2.html

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