martedì 31 gennaio 2017

Il Monastero di Santa Maria Teodote nelle terre di Borgo San Donnino.


Il monastero di Santa Maria Teodote di Pavia e le “possessiones “ nelle terre di Borgo San Donnino.

L'antica “Ticinium “, divenuta “Papia “, era stata scelta dai Longobardi (572- 774) quale sede stabile della corte e del comando militare, perché la sua posizione era ritenuta al sicuro dalla minaccia bizantina. Vi costruirono conventi e basiliche in cui erano incoronati re-guerrieri continuamente mobilitati in azioni militari.
Giovan Battista Muratori (1671- 1750) nei suoi Annali cita il Monastero di Santa Maria Teodote in Pavia, riferendosi alle notizie di Paolo Diacono (ca. 724- ca.799) autore dell'Historia Langobardorum.
Si legge che Ermelinda, moglie del re Cuniberto che regnò tra il 679 e il 700,  con “imprudenza femminile” parlò al marito di una giovane donzella da lei incontrata alle terme. Non era di origine longobarda, ma una ex nobilissimo romanorum genere, di singolare bellezza, con i capelli biondi che le scendevano fin quasi ai piedi. Secondo le leggi dei Longobardi, le zitelle si riconoscevano dalle maritate per i capelli lunghi, belli e curati, ossia erano intonsae. Appena andavano a marito li tagliavano.
Il re, invaghitosi al solo racconto di questa non veduta bellezza, operò con inganno per allontanare la moglie e avere la giovane “alle sue voglie”. Non tardò , però, a ravvedersi della sua azione.  Come riparazione la introdusse nel monastero, che cominciò a chiamarsi di Teodote.

L'abbazia benedettina di Santa Maria Teodote di Pavia oggi
Se per Paolo Diacono il Monastero fu fondato da Cuniberto, il Muratori ritiene che esistesse già e che Teodote “con le ricchezze seco portate magnificamente lo rifabbricó ed accrebbe”.
Ella vi fu badessa annos nimium plures. Morì nel 705 o forse nel 720.

Da Carlo Magno a Federico I Barbarossa il Monastero godette di donazioni imperiali, diplomi di immunità e conferme dei propri beni, tutto documentato da pergamene, o copie,  tuttora conservate negli archivi.
Da Lotario a Berengario, dalle Bolle degli Ottoni si assiste a un proliferare di monasteri da loro stessi fondati e ad un allargamento dei beni a favore di quelli già esistenti.
Il Monastero pavese di Santa Maria Teodote, dell'ordine benedettino, direttamente dipendente dall'autorità papale, aveva la maggior parte delle sue proprietà nel territorio di Borgo San Donnino , su cui esercitò i suoi diritti per circa cinque -sei secoli con alterne vicende.
Tra il XII e il XIII secolo i vari papi intervennero più volte a sostegno delle monache in controversie con il prevosto e il Capitolo di San Donnino.
Alessandro III nel 1180 chiese che i canonici si adoprassero affinché fossero restituiti i possessi ingiustamente sottratti da alcuni parrocchiani ed intervenne per risolvere una lite intorno alla chiesa di Santa Maria in Borgo e per l'espulsione da parte degli stessi canonici di un sacerdote addetto alla cappella della badessa. Si cita nello stesso periodo il caso di una certa “D.” definita intrusa e maledetta, che aveva indegnamente ottenuto l'incarico di badessa. Dopo la sua destituzione il papa Lucio III e il papa Urbano III con un mandato chiesero la reintegrazione dei beni arbitrariamente donati ed alienati da lei.
Nel 1221 è papa Innocenzo III a intervenire in una causa su sollecitazione della badessa: prevosto e capitolo di Borgo non rispettavano l'obbligo di decima ed altre cose.

Ancora nel 1940 questo muro delimitava terreni un tempo di pertinenza alla chiesa di Santa Maria Teodote. L’esistenza di un cimitero annesso alla chiesa trova conferma in alcuni ritrovamenti fortuiti avvenuti nei primi anni sessanta nell'area dell’attuale condominio Astoria
La proprietà del monastero di Pavia in Borgo San Donnino, si ritiene fosse la più vasta di tutte.
“Era costituita da terre di pianura, sufficientemente compatte, delimitate, grosso modo, ad ovest dal corso dello Stirone e ad est dal torrente Parola. Era attraversata, in direzione est-ovest dalla via Emilia, da cui si staccava a Coduro, nel cuore della proprietà con direzione nord-sud, verso gli Appennini, la via Romea o Francigena. All'interno delle terre dell'abbazia, bagnate da numerosi corsi d'acqua, la Rovacchia, il Venzola, il cavo Brugnola, la “dugaria”, sorgevano le ville di Toccalmatto e Lodispago (vadum spagorum ) di cui il monastero possedeva gran parte degli edifici. Il centro organizzativo della proprietà si trovava in Borgo San Donnino, in castro: qui vi era la chiesa di Santa Maria, in seguito chiamata de la rocha, di antico patronato dell'abbazia, un claustrum, una curia, varie case,  una  cassina per il fieno,  una  begundia o caneva per il vino e un granaio per i cereali. Qui confluivano i canoni versati dai contadini dipendenti. “(L. Chiappa Mauri- Paesaggi rurali di Lombardia)

La mappa è una ricostruzione del Borgo medievale,
la chiesa di Santa Maria Teodote è indicata col numero 4
  
Alla fine del 1200, dopo un periodo in cui non si hanno notizie precise sull'amministrazione dei beni, le badesse Pazienza e Tomasa de Sicleriis procedono al rinnovo generale delle “investiture ad fictum” , la gestione  diventa più accurata ed esse si recano personalmente a Borgo e a Toccalmatto dove risiedeva stabilmente un gastaldo. Le terre del monastero sembravano ben curate, fittamente suddivise in appezzamenti a colture diverse, di estensione per lo più inferiore all'ettaro. Erano stati compiuti lavori di sistemazione idraulica con fossati, fossi e canali.

Nella prima metà del 1300 sia per gli effetti della peste nera, che per le varie lotte che coinvolgono Parma prima di essere definitivamente incorporata nei possedimenti viscontei, si assiste ad un impoverimento delle campagne. La flessione demografica per le morti e le scorribande dei soldati con saccheggi e distruzioni giustificano l'avanzamento dell'incolto e la diminuzione della parte di raccolto che spetta al monastero. I redditi dei terreni erano inoltre gravati da onera che pesavano sulle entrate complessive.

Complesso della chiesa parrocchiale di Toccalmatto oggi
Per esempio la prebenda per ciascun sacerdote officiante nella chiesa di S. Maria di Borgo e quella di S. Margherita di Toccalmatto era costituita da 24 staia di frumento, 16 di spelta (graminacea), 1 di fave e 12 misure di vino o , probabilmente,  l'equivalente di tutto in denaro.
Al vescovo di Parma, in cambio dell'investitura alla badessa Tomasa delle decime dei terreni di Lodispago, dovevano essere versate 10 libbre di cera o il corrispondente in denaro; 3 staia di frumento spettavano alla chiesa pievana di Borgo S. Donnino.

Nicola de Zangrandis, notaio e scriba della curia episcopale di Parma, che esercitava la sua attività verso la metà del 1400, fece redigere copia, che autenticò, del “liber extimi tocius cleri parmensis” di cui non è rimasta traccia, collocabile tuttavia intorno al 1360.
Vi compaiono la descrizione e la valutazione delle terre, possessiones, et jura ac ficta del Monastero, situati nella diocesi di Parma.
Nel registro, forse per la difficoltà di stabilirne il reddito, non è citata la chiesa di S. Maria con gli annessi rustici. Ciò forse a causa delle condizioni del sito dopo il disastroso incendio di Borgo del 1341. Vi è, invece, descritto il sedime dove sorgeva la chiesa di S. Margherita di Toccalmatto.
Ogni appezzamento viene individuato, sono indicati il tipo di terreno e i confinanti, è misurato seppur grossolanamente in biolche e ne viene annotato il reddito annuo.
Le possessioni sono misurate dai teralea di Borgo (costruiti nel 1302) fino ai terreni nel territorio di Toccalmatto: risultano complessivamente 1534 biolche e 2 pertiche e l'arativo copre circa la metà della superficie , il resto è prativo oltre a 60 biolche di terra  salda ( sterile ).
Si rileva nel complesso un sensibile deterioramento della proprietà. Dal registro risultano redditi irrisori da investiture perpetue: ad esempio l'Ospizio di Coduro per 43 biolche versa 3 lire, 12 soldi, 8 denari, un Axinelus versa 6 denari per 18 biolche e un altro, Armaninus Burgaranus, 6 denari per 24.

Intorno a 1370 le monache cominciano a risentire delle difficoltà nel controllare dei beni distanti da Pavia e ritengono opportuno modificare la gestione delle terre introducendo il sistema dell'affitto globale corrisposto in denaro. In questo modo per loro si alleggerisce l'amministrazione, evitano di calcolare quote di rendita, di immagazzinare prodotti e di gestirne la vendita.
La vasta proprietà di Borgo viene suddivisa in possessioni più ridotte.
La più estesa era quella di Toccalmatto, a est, di circa 900 biolche (a meno di 2 milliaria da Borgo).
Quella di Lodispago, di 200 biolche, tra via Emilia, Rovacchia e Stirone era la più vicina (ad 1 milliare ).
Parola, pure di 200 biolche circa, era la più orientale, tra via Emilia, Rovacchia e Parola (a 2 milliaria).
A nord, vicino allo Stirone, era Chiusa con poco meno di 200 biolche (ad 1 milliarium e mezzo). Infine vi era la Politia ( Pollecola. Polizia, Pollexe) che continuava il toponimo dell'antica curtis, a est della Chiusa e a nord di Lodispago e Toccalmatto (ad 1 milliare e mezzo ),di 170 biolche che nel 1390, insieme ad una casa ubicata nella vicinìa di S. Michele in Borgo, veniva affittata da Antonio Lupi di Soragna per 20 fiorini d'oro, 2 libbre di cera, 2 paia di capponi da pagarsi in due rate, agosto e marzo.

Il XV secolo vede un susseguirsi di contratti in varie forme e se da una parte le monache sembrano attente alla necessità di ristrutturazioni murarie dei fabbricati di cui hanno mandato i conduttori, dall'altra con ostinazione rifiutano di risarcire ai vari fittavoli le spese “pro spazando fossata“. Il territorio, ricco di corsi d'acqua, necessita di una adeguata sistemazione idraulica, va infatti soggetto ad allagamenti a scapito delle coltivazioni.
Il loro disinteresse e l'invadenza sempre più forte dei signorotti locali porterà infatti ad un deterioramento sempre più accentuato della proprietà.
Nel 1443 i beni del Parmense fruttavano globalmente al monastero di S. Maria Teodote 235 fiorini (32 soldi imperiali per fiorino), 8 rubiole ( formaggi), 3 once di zafferano secco ( coltura importata) e quanto serviva al mantenimento del prete della chiesa di S. Maria della Rocca.
Nel 1460 il Monastero giunge alla decisione di liquidare i beni parmensi con permute di terre più vicine a Pavia. In quell'anno, le 900 biolche della possessione di Toccalmatto vengono permutate col conte Stefano Sanvitale .
Rimanevano le possessioni di Parola, Lodispago, Chiusa e Polizia per la cui permuta con il marchese Giovanni Pallavicino di Scipione papa Paolo II concede l'autorizzazione nel 1465.
Le terre richiedevano una misurazione ed una valutazione considerata sui terreni e sulle rendite che erano diversi: migliori quelli di Lodispago, scadenti quelli di Chiusa e Polizia.
Papa Sisto IV a garanzia che tutto avvenisse nel rispetto delle regole delegò allo scopo quale commissario apostolico il vescovo di Cremona Giovanni Stefano Bottigella. La faccenda si concluse nel 1486, ratificata il 22 giugno. Il marchese Giovanni nel frattempo era deceduto, restavano i figli Pietro, Antonio Maria e Iacopo.
Marisa Guidorzi

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-Milliare = m. 1480,4

-Biolca = mq. 3048,80

-Nel 1473 la badessa inoltrò a papa Sisto IV la richiesta di entrare nella Congregazione Riformata di S. Giustina di Padova. Era stato papa Gregorio XII nel 1409 ad affidare la riforma di S. Giustina a Ludovico Barbo. Da Padova il nuovo ordinamento benedettino fu esteso a tutti monasteri dell'Ordine che dal maggiore di Montecassino prese la definizione di benedettino – cassinese.

-Nel 1778 la rendita liquida del Monastero di S. Maria Teodote ammontava a 34.650,10 lire. Vi erano 43 monache.

Nel 1799 fu soppresso dalla Repubblica Cisalpina, i beni, inglobati e amministrati dal Fondo di Religione, furono in seguito parcellizzati e venduti.

-La chiesa di S.Maria della Rocca nel 1573 fu assegnata ai Cappuccini, la cui presenza in Borgo era stata richiesta dai Borghigiani. Fu costruito un convento vicino alla Rocca annesso alla chiesa. I frati vi rimasero fino al 1585, quando per la presenza di una rumorosa guarnigione militare decisero di trasferirsi in luogo più tranquillo. Nello stesso anno S. Maria della Rocca fu abbattuta perché in stato rovinoso.



1 commento:

Umberto Zanella ha detto...

Grazie Prof. Guidorzi,l'articolo e ricerca su Fidenza che Lei ha fatto ,l'ho ritenuto per me interessante per la storia di Fidenza .

l'Articolo l'ho letto, ma non son contento di leggerlo una sola volta, perciò l'ho di stampato e così lo posso rileggerlo con calma

questo mi serve per avere sempre più esperienza della nostra storia di secoli passati. Grazie Prof. Umberto Zanella