martedì 31 luglio 2012

G. B. Tagliasacchi: ritratto della nobildonna Lavinia Ferrarini Dodi


Questo ritratto di elevata finezza, apparso di recente sul mercato antiquariale di Brescia, merita una speciale attenzione. Si tratta infatti di un inedito autografo di Giovan Battista Tagliasacchi (Borgo San Donnino 1696-Castelbosco Piacentino 1737) come attestano chiaramente lo stile fluido ed elegante e la scritta sul retro del telaio che ri porta l'identità della giovane dama dai capelli cinerini : "Ritratto della signora Lavinia Ferrarini Dodi in età d'anni 25; fato dal signore Gio.Battista Tagliasacchi l'anno 1734". Al pittore borghigiano, tra i più rappresentativi del tardo barocco parmense e emiliano, rimandano anche l'impianto sicuro, la resa realistica dei lineamenti e una gestualità, formale ma del tutto plausibile, che sottolinea i tratti distintivi del carattere e la personalità di Lavinia, la sua aristocratica bellezza, abbigliata secondo i canoni della moda sontuosa del primo Settecento.

Johannes Ferdinand Khien (Neusohl 1656 - Vienna 1723) a Zibello



All’interno della quattrocentesca chiesa di Zibello di fondazione pallaviciniana si possono ammirare numerose opere di pregio, tra cui questa affollata scena biblica, collocata sulla parete di destra del presbiterio,  che  però non è  “La raccolta della manna” come si è  solitamente ritenuto, bensì  “Mosè che fa scaturire le acque dalla roccia del monte Horeb” (Es. 17,3-7):  solo così, infatti, si  possono spiegare la verga impugnata dall’accigliato profeta,  l’atteggiamento dei personaggi affaccendati con brocche e bacili in rame, ma anche in prezioso argento sbalzato, i bambini che si dissetano prendendo l’acqua dalle mani della mamma e infine il cagnolino che si abbevera alla corrente del ruscello.

domenica 29 luglio 2012

La storia scolpita di Berta, Milone e Rolandino


Della vasta bibliografia esistente sul Duomo di Fidenza rimarchevole il volume "Carlo Magno e i Carolingi a Fidenza. Le storie di Berta e Milone e Rolandino" a cura di Gianpaolo Gregori, direttore del Museo Diocesano. Si tratta sicuramente di un contributo di eccezionale interesse per l'approfondimento del programma iconografico della facciata della Cattedrale romanica, una rilettura, com'è stato scritto, accattivante e convincente della splendida decorazione plastica che riveste la parte inferiore della facciata della chiesa di san Donnino.

sabato 28 luglio 2012

Il Vescovo e la Cattedrale di Fidenza



"Tra la Cattedrale e il Vescovo sussiste un rapporto simpatetico, intrinseco, unitivo, quasi “mistico” "
+ Carlo Mazza
Vescovo di Fidenza

venerdì 27 luglio 2012

La mano benedicente sul portale minore destro del duomo di Fidenza


Il simbolo della mano si ritrova nel Medioevo in Occidente sia come “mano di giustizia”, attributo della regalità sia come “mano benedicente” segno legato al ministero sacerdotale e quindi simbolo del Cristo stesso. 
Sopra la porta destra del Duomo di Fidenza la mano esce potente dal cerchio floreale con le tre dita stese a simboleggiare la Divina Trinità e le restanti due ripiegate a indicare la doppia natura umana e divina del Cristo.

mercoledì 25 luglio 2012

Borgo San Donnino alla fine medioevo


Nell'ultimo quarto del secolo XVI la Rocca di San Secondo, ormai adibita a residenza del casato dei Rossi,  fu abbellita tanto da farne una piccola reggia.  Un salone fu interamente dedicato a ricordare le gesta dei Rossi ed è costituito da un apparato iconografico ed architettonico imponente: 20 metri di lunghezza, 11,65 di larghezza e 14 ca. di altezza con oltre 1.200 metri quadrati di affreschi. In tredici grandissimi quadri-arazzo sono raffigurate le gesta gloriose dei Rossi a partire dal 1199. Il primo quadro alla destra narra l'impresa di Orlando Rossi che libera dall'assedio di piacentini e milanesi Borgo San Donnino.

sabato 21 luglio 2012

Il Castello di Borgo distrutto dai parmigiani





Solo nel tardo medioevo la Rocca entrò nello scenario urbanistico di Borgo San Donnino (ora Fidenza) . In quel momento Borgo stava vivendo uno dei momenti più bui della sua storia ed era da anni praticamente disabitato essendo i borghigiani dispersi nel contado od accampati ai bordi del vecchio perimetro cittadino. 
La furia dei parmigiani che si abbatté su Borgo rispettò solo il Duomo il resto fu distrutto e le fortificazioni difensive rase al suolo. Tra queste il Castello di Borgo che non fu più ricostruito. 
La localizzazione del Castello a sud della città contrasta con l'opinione di chi vede la Rocca come in continuità spaziale col vecchio castello. La rocca infatti fu costruita a nord del Borgo sfruttando o meglio praticamente incorporando il poggio che domina la bassa pianura circostante. 
Le pietre, del vecchio castello quelle sì, vennero utilizzate una volta trasportate nel nuovo luogo prescelto per la costruzione fortificata che resistette poi per più di seicento anni prima di essere a sua volta atterrata, non dai parmigiani ma dai borghigiani stessi diventati fidentini per decreto. 
Dal richiamato sacco della città operato dai parmigiani uscirono distrutti anche gli archivi e le memorie locali per cui difficile diventa la ricostruzione della storia di Borgo nel primi secoli del secondo millennio, a questo si deve anche la individuazione della primitiva fortificazione chiamata appunto Castello di Borgo nelle storie tramandate dai documenti della città vicine. 
Un deficit notevole in quanto l'obiettività di molti documenti riguardo alla nostra città può essere incerta.
Ettore Ponzi - Fidenza La piazza Garibaldi con le
rovine della rocca - Olio su tela 40X60  1947
Sull'argomento diamo un ampio stralcio dell'articolo del nostro storico G. Laurini apparso sul periodico diocesano Il Risveglio il 30 aprile 1926 .

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Per quanto avessi finora frugato nei manoscritti dei borghigiani Prev. Pincolini ed Abate Zani, nonché nelle storie del P. Affò e dello Scarabelli, mai non riuscii a stabilire quando possa esser sorta la nostra Rocca. La prima memoria, in cui l'ho vista ricordata è del 31 gennaio 1352. In essa si legge: “si riaprono i corridoi della Rocca e si fanno aggiustare i ponti levatoi”.

Nel 1356 poi, in data 28 luglio, Bernabò Visconti ordina alla comunità di far munire la Rocca.
Queste sono le prime notizie che mi risultano, e da questo momento vediamo spesso nominata la Rocca. Ma prima di questo tempo mai m'incontrai, scorrendo non solo i succitati cronisti e storici, ma anche il Poggiali, il Campi, il Muratori, ecc. nella Rocca di Borgo, bensì nel Castello.
Veggasi per esempio l'Affò (1) il quale, parlando della lotta che infierì durante gli anni 1198 e 1199 tra Piacentini e Parmigiani per il possesso di Borgo, scrive:
“Ed ecco per un miserabil Castello risuonar d'armi tutta la Lombardia ecc.” E nel privilegio, con cui Federico II, nel 1221, concesse ai Borghigiani la piena giurisdizione, più volte è nominato il Castello (Castrum sen Burgum) e non già la Rocca (Arcem). E di nuovo l'Affò (2) parlando di Oberto II Pallavicino, dice che il 18 agosto (1250) prese Borgo S. Donnino, di cui si era fatto investire dall'imperatore “quantunque quel Castello fosse dei Parmigiani”.

Ciò premesso, vediamo ora dove fosse fino dopo la distruzione di Borgo S. Donnino, avvenuta per opera dei parmigiani, nel 1268, allorché questi vinsero Oberto II, la principale fortificazione del nostro paese, cioè il Castello. Non sorgeva per certo ove ora si trova una parvenza dell'antica Rocca, ossia in Piazza Garibaldi ma verso il monte a mezzodì, come ce ne assicurano i nostri cronisti, tra cui il primo il Prev. Pincolini (3).
Io ritengo che la rocca sia sorta, se non dopo il 1268, quando si rifabbricò Borgo. Infatti da questo momento non troviamo più nominato il Castello di Borgo, che fino verso il sec. XIII arrivava non più oltre della presente piazza Garibaldi, in cui si avevano le fosse e le mura.
Infatti nel 1195 la chiesa e il convento di S, Giovanni, presso cui fu riconfermata la lega di Pontida, si trovavano fuori delle mura. Ce lo dice il Sigonio, il quale scrissee: Tertio Kal. Augusti 1195 – Haec autem omnia facta sunt prope Burgum Sancti Domnini juxta monasterium Sancti Ioannis Baptistae. Eadem die Ecclesia supredicti Sancti paulo post, etc. (4).
Ora tanto il suddetto monastero quanto la Chiesa sorgevano appunto dietro l'attuale palazzo comunale.
La contrada, cosidetta di S. Michele, fu iniziata per opera dell'antica e ricca famiglia Pincolini nel 1127, dopo una prima distruzione di Borgo, avvenuta nel 1108. Ma tra questa parte nuova di Borgo e il Borgo antico correva un'area senza abitazioni, all'infuori del soprannominato Convento di San Giovanni.
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l.g.
Note
(1)Storia di Parma, Tom. III -  lib. Pag. 203
(2)Op. Cit. - Tom. III, lib. 12, pag. 237
(3)Mss.
(4)Sigonius – fol. 582.


G.B. Tagliasacchi: “La Madonna dell’Aiuto e Santi”


Questa splendida pala del Tagliasacchi, firmata e datata 9 ottobre 1737, appartiene a una collezione privata francese, ove è stata individuata e pubblicata per la prima volta da Lucia Fornari Schianchi (“Tagliasacchi, Peroni, Callani: aggiunte al catalogo della pittura parmense del Settecento”, in Scritti di storia dell’arte in onore di Silvie Beguin, Napoli, 2001).

venerdì 6 luglio 2012

L'antica chiesa di San Donnino a Milano



La Chiesa di san Donnino in Milano "si trovava nell'attuale via Bigli: la si dice eretta nel 1162 sopra le rovine della mura romane. La chiesa era detta -in porta nova- e -ad mazam-: la determinazione -ad mazam- sarebbe derivata da un'antica statua di Giove o di Giano, munita appunto da una mazza. La primitiva chiesa era stata rifatta, nella seconda metà del XVII secolo, su progetto dell'architetto Andrea Biffi . Dopo essere stata per due secoli sede di parrocchia, fu soppressa nel XVIII secolo."