lunedì 29 agosto 2011

Paesaggi schipetari da Faik Skopeci


Faik Skopeci è un pittore albanese che ama e dipinge il paesaggio del suo paese con vivacità di colore e precisione di disegno. Ammirato dalle vedute albanesi che Ettore Ponzi dipinse nei lontani anni quaranta ha recentemente pubblicato su una rivista albanese un profilo del pittore fidentino. In questa pagina oltre ad alcune opere del pittore anche la sua biografia ed un recentissimo filmato in cui  vengono presentate altre sue opere.

mercoledì 24 agosto 2011

Nicola Di Roberto pittore

(Popoli [Italia] 27.6.1883- Wietzendorf[Germania] 4.9.1944)
Nell'anno 2008 l'amico Mario Cipriani, erede dell'indimenticabile parroco di Cerchio (provincia dell' Aquila ) don Salvatore Relleva (1), mi comunicò che, nell'abitazione del sopramenzionato parroco ubicata a Cerchio e abitata attualmente dalla novantenne madre Maria, erano conservati tre dipinti. Immediatamente sono andato a vederli, tanta era la curiosità.
  • Il primo rappresenta un giovane parroco:don Salvatore Relleva e reca, a destra, la firma dell'autore e la data scritta con colore rosso: "Ni(cola) Di Roberto 1931" e nel cartone posto nel retro del dipinto, usato come fondo per incorniciare l' opera, vi è la seguente scrittura a matita: " Nicola di Roberto/da Popoli Abruzzi/Milano Novembre 1931 "(misura cm. 50x65);
  • il secondo raffigura un bel volto di "Cristo" recante la firma dell'Autore e la data posta a destra sempre con scrittura di color rosso: " Ni(cola) Di Roberto 1938" (misura cm. 60x 72,5 ) ed infine 
  • l'ultimo rappresenta " La Vergine" recante la firma dell' artista e la data, questa volta posta a sinistra, con scrittura però sempre, come gli altri due, di color rosso: " Ni(cola) Di Roberto 1938 "( misura cm. 60x 75). 

martedì 23 agosto 2011

Quel mese di agosto del 1945: il ritorno dei reduci


Dentro e fuori dai campi, speranze, intralci burocratici e difficoltà di trasporti condizionarono il rientro dei militari e civili internati nei lager nazisti. Bruciava il desiderio di tornare ed il timore di quello che si sarebbe trovato al rientro. Erano i sentimenti di tutti: di chi aveva collaborato (pochi), di chi aveva accettato di lavorare o era stato costretto a farlo, di quelli che avevano rifiutato ogni forma di ricatto ed anche di quelli, troppo deboli, che non ce l'avrebbero fatta a tornare. Ma se dura fu la prigionia non facile fu il rientro, non sempre furono accolti ma guardati con interessato e gratuito sospetto. Fu così anche da noi, a sinistra un articolo del settembre 1945 del nostro settimale "Il Risveglio" che all'argomento del rientro dei reduci dedicò attenzione.
Fu l'ultima settimana di agosto che la maggior parte dei reduci fidentini tornò a casa, e non sempre, come nel caso di mio padre, la trovarono.
Ecco una breve nota di mia madre:
"  Dovendo sfollare sulle colline del piacentino per i continui bombardamenti la nostra corrispondenza s’interruppe e cominciarono le preoccupazioni per entrambi.
Poi venne la spiegazione di questa interruzione.
Io ero entrata sfollando nella zona occupata da partigiani ed allora la posta non arrivava.
Trovai il rimedio e così riprese la corrispondenza.
Arriva Aprile liberazione.  La radio da i nomi dei prigionieri liberati.
Tutte le mattine ascolto con tanta apprensione e finalmente Ten. Ponzi Ettore.Un grido e tanta gioia.
Poi il ritorno il 21 Agosto 1945 compleanno di Ambrogino."
In realtà fu una settimana dopo ma le date a quel tempo poteva assumere un significato simbolico.





lunedì 22 agosto 2011

Arte a Montescaglioso

a>MONTE / programma di comunanza e residenza per artisti
La città di Montescaglioso, comune della provincia di Matera, già sede di Oreste (organizzazione culturale e residenza d’artista presentata alla 48 Biennale di Venezia, attiva dal 1997 al 2002, attraverso incontri periodici di artisti, critici e intellettuali in alcune località italiane tra cui Montescaglioso e Matera) e dei progetti G.A.R.Ba - Giovani Artisti Residenti Basilicata, (attuati dal 2003 al 2006), è stata scelta simbolicamente come luogo del progetto a>Monte, un programma di ospitalità per artisti in un clima di stretta comunanza con la popolazione e il territorio.

lunedì 15 agosto 2011

Albania il Paese delle aquile (Shqipëria)

La rivista Mbrojtja del Ministero della Difesa dell'Albania dedica un articolo al pittore fidentino Ettore Ponzi, che in quel paese visse tre anni, dal 1941 al 1943, durante l'ultimo conflitto  mondiale. Subì Ettore il fascino di quel paese ed i suoi quadri che ha dipinto in quegli anni sono per noi una cosa preziosa. Dei tre anni passati Ettore oltre a quadri e guerra conservò altri ricordi di quella terra, ricordi di umanità e di ospitalità, ma anche di povertà e fierezza, ricordi di costumi che quasi ha tentato di introdurre, senza successo in verità, in famiglia. Abbiamo poi foto, cartoline, corrispondenza che conserviamo gelosamente. come conserviamo quel che resta di quelle coperte di lana grezza albanese preziose durante gli inverni del dopoguerra. Di lana grezza albanese anche le maglie e le calze invernali di mio padre quando dipingeva lo Stirone innevato o le colline. 
Ora l'amico Faik Skopeci rende omaggio alla memoria di mio padre questo articolo il cui titolo stesso da la misura di quanto abbia capito di mio padre. Il titolo grosso modo dice ETTORE PONZI Il pittore che trasformava i coperchi di legno delle cassette per le munizioni in tavolozze” . Dall'incerta mia traduzione penso di capire che, dopo un preambolo, viene presentata l'opera pittorica di Ettore seguendo quanto da me pubblicato o in altro modo comunicato a Faik. Alla fine qualche riferimento alla recente reciproca corrispondenza.

venerdì 12 agosto 2011

Fidenza: gli edifici storici distrutti



La Rocca di Borgo San Donnino
Eretta nel XIV secolo era il cardine del sistema difensivo della città medioevale. Colpita più volte dalle bombe nel corso del secondo conflitto mondiale fu poi completamente demolita negli anni successivi senza alcun tentativo di restauro.

giovedì 11 agosto 2011

Il mosaico di Carlo Mattioli


L’opera realizzata da Carlo Mattioli, fu commissionata per ricordare gli storici fondatori del nosocomio fidentino.
Ospedale, nel mosaico dedicato ai coniugi Cornini-Malpeli c’era anche il vescovo Garimberti che poi venne cancellato

Ai conoscitori d'arte e agli appassionati cultori di storia locale non è certamente sfuggita la recente iniziativa di collocare nell'atrio del nuovo ospedale di Vai o il grande pannello musivo di Carlo Mattioli (Modena 1911-Parma 1994), proveniente dalla vecchia sede di via Borghesi.

Commissionato nel 1964 all'artista parmense per celebrare il compimento di importanti opere di ristrutturazione, il mosaico è in realtà dedicato ai coniugi Giuseppe Comini (1676-1745) e Maria Maddalena Malpeli (1674-1759), presentati quali storici fondatori dell'ospedale fidentino. I due nobili personaggi abbigliati in abito rigorosamente settecentesco assistono, con in mano il cartiglio del progetto, allo svolgimento dei lavori mentre tra le tavole e le impalcature del cantiere si intravede l'ingresso del nuovo ospedale di via Borghesi. Il mosaico, realizzato con il concorso del Gruppo Mosaicisti Ravennati, comprende inoltre lo stemma comunale e un sintetico profilo della città, con le case e le mura di Borgo sopra le quali emergono simbolicamente il palazzo municipale e la Cattedrale. Senza troppo concedere alla retorica. la composizione si presenta nel complesso assai ricca e vivace, caratterizzata da tonalità ocracee sapientemente contrastate da improvvisi guizzi di luce.
M è soprattutto nelle figure che si rivela lo stile di un artista tra i più amati dell’ultimo Novecento italiano. L'accentuata impronta grafica, che caratterizza le immagini dei benemeriti fondatori, richiama infatti quella tipica capacità di invenzione e di poesia che proprio in quegli stessi anni Mattioli riversava sui fogli di pregiatissime edizioni d'arte. Non si può fare a meno infatti di notare nella foggia degli abiti antichi, nell'espressività dei volti e nell'eleganza degli atteggiamenti, una certa analogia con i misteriosi personaggi che popolano le pagine stendhaliane, ma anche con alcuni rari bozzetti teatrali, appartenuti all'indimenticato Pippo Campanini, già in collezione a Fidenza. Di questa esperienza fidentina di Mattioli esiste una prima versione in un inedito bozzetto con dedica al prof. Ettore Ponzi (1901-1971), illustre ginecologo di Parma, bibliofilo, amico del pittore e a quel tempo primario a Fidenza. Ed è interessante notare come nel disegno a penna ed acquarello, fosse prevista in origine la presenza di un terzo personaggio. Accanto ai due fondatori, il pittore aveva infatti inserito la solenne figura di un nuovo vescovo, con indosso gli abiti e le insegne pontificali.
Si tratta presumibilmente di Alessandro Garimberti, il vescovo diocesano che nel 1778 diede attuazione al lascito testamentario dei Cornini-Malpeli integrandolo con i beni provenienti dalla soppressione di antichi ospedali e di confraternite, tra cui quella dei Disciplinati. Il nosocomio di Borgo nasce dunque come opera pia nell'ambito della Chiesa fidentina: "Ospedale dei Poveri Infermi a favore degli ammalati bisognosi di tutto il territorio di Borgo San Donnina" (cfr. A. Aimi, "Storia di Fidenza", 2003, p. 126).
Ma la contrapposizione ideologica, ancora accesa in quegli anni, portò ad offuscare il ruolo del vescovo la cui immagine, come ci spiegava il prof. Ponzi, venne rimossa per espressa volontà del consiglio di amministrazione dell' ospedale. Del palazzo Cornini-Malpeli, fino al 1920 sede dell'ospedale e in seguito trasformato in sala cinematografica, oggi sopravvive quasi intatta la sola facciata tardo-barocca di via Berenini. All'interno della storica dimora, ricordata dai borghigiani come "l'ospedale vecchio", era stata allestita una cappella per le funzioni religiose, dotata di un altare con una "Sacra Famiglia" appositamente dipinta da Angelo Carlo Dal Verme. L'opera, di indubbio pregio, ora fa bella mostra di se nella cappella del complesso ospedaliero di Vaio.
Ben altro destino hanno avuto invece due tele settecentesche, tra cui il ritratto di Giuseppe Cornini, al quale molto probabilmente Mattioli si è ispirato per il mosaico. Questo pregevole dipinto settecentesco, insieme ad un altro più antico che ritrae un altro non identificato personaggio della famiglia Cornini, era infatti esposto presso la sala del consiglio di amministrazione dell'ospedale.
Incredibile a dirsi: negli anni '80 entrambe le tele vennero cedute, sia pur in deposito, alla Provincia di Parma, per arredare alla stregua di anonimi oggetti di antiquariato una sala di rappresentanza nella sede di piazzale della Pace.
Guglielmo Ponzi
Pubblicato sul settimanale diocesano "Il Risveglio" del 13 marzo 2009

mercoledì 10 agosto 2011

Roncole Verdi: una tela di Pietro Balestra



Santa Margherita da Cortona in una tela nella chiesa parrocchiale di Roncole Verdi
Alla regola di san Francesco, che celebra quest’anno il suo ottavo centenario, ci colleghiamo  ancora idealmente con un  quadro parrocchiale di Roncole Verdi, dipinto nel 1757 dal pittore bussetano Pietro Balestra (1711-1789). L’impronta francescana delle origini  è data  dalla presenza di sant’Antonio di Padova, santo popolarissimo anche dalle nostre parti, che  san Francesco ammirava per la sua dottrina al punto di chiamarlo scherzosamente “mio vescovo”.  Accanto a sant’Antonio, rappresentato come vuole la tradizione  con il giglio della purezza e i lineamenti delicati quasi femminei, è  facilmente riconoscibile santa Margherita da Cortona (1247-1297).