giovedì 28 luglio 2011

Diario di prigionia: penso e sogno la casa, la famiglia come pensare e sognare il paradiso

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L'agendina-diario


Premessa
Il periodo passato da Ettore Ponzi nell'aprile 1944 nel campo di Vienna fu particolarmente sofferto per la mancanza di una sufficiente alimentazione visto che non erano ammessi per gli IMI aiuti da Croce Rossa o esterni. Per un po' di tempo Ettore integrò le sue razioni utilizzando i miseri proventi che gli derivavano dai ritratti di prigionieri francesi o inglesi che eseguiva su richiesta. Alla fine dovette vendere anche i suoi strumenti di lavoro per sopravvivere.



Dal diario di prigionia (1)

[Vienna, Austria] 9-4-44. Dal giorno in cui ebbi ricevuto la prima lettera, dopo l'agosto del 43, non faccio altro che sognare il povero babbo e la mamma. So che questo è dovuto al timore che ho per mia madre; temo che essa sia morta per il dolore di avere perduto il marito (2) e per avere molto lontano quasi tutti i suoi numerosi figli. È tanto forte il desiderio di vederla, di stringerla e, piangendo, farle comprendere quanto mi sia pentito dei dolori provocati a lei ed mio padre nel passato, che quasi tutte le notti sogno di versare (con forti singulti) calde lacrime sul loro petto. Il groppo che alla gola mi sale mi impedisce di continuare in tali pensieri e di descriverli.

Pasqua 1944. Ho fatto la Santa Pasqua. Ho anche un altro desiderio: più che mai vorrei riprendere colori e pennelli per dar sfogo al desiderio di dipingere. Rimpiango e rimpiangerò sempre tutto questo prezioso tempo perduto in guerra e in prigionia ove ho compreso «Quanto sa di sale lo pane altrui» (3). E sopra tutto «com'aquila vola» (4) il pensiero folle di riprendere tra le braccia i miei due cari angioletti figli: Franca ed Ambrogetto, e con essi anche Albertina (5).

11-4-44. Quanto è triste la prigionia specie in primavera! E quanta nostalgia e quanta fame!

15-4-44. Come e quanto ti penso, Albertina! in questi lunghi e tristi giorni, quanto desiderio di te e dei figli e dell'arte! Mi pare impossibile che io debba ritornare a rivedervi. Penso che la gioia mia sia tanto grande da non resistere a sopportarla. Penso e sogno la casa, la famiglia come pensare e sognare il paradiso. Vale a dire, gli angeli in sogno siete Voi! Moglie, figli e mamma,

Aprile 1944. Almeno avessi qualche libro da leggere, da studiare! Ho soltanto Dante e un blocchetto con alcune matite colorate; ben poca cosa con tutto il tempo disponibile.

Oggi, 18 Aprile 44, ho, con molto rincrescimento, dovuto vendere gli ultimi tubetti di colori per 20 marchi. È un atto indegno per un artista vero che sente fin dalla nascita il culto dell'arte e del bello. Ma Dio mi perdonerà pensando che qui non potevo servirmene senza i pennelli e l'altro occorrente e poi avevo anche bisogno di mangiare. Ieri mi sono tagliato e cucito due pantofole sul tipo di quelle che mi faceva mia madre quand'ero piccolo.

Note
1. Il diario, scritto con grafia minuscola su un'agendina tascabile, inizia il 2 luglio 1943 e termina nell'aprile del 1945, al momento della liberazione, con brevi e saltuari appunti. La gran parte delle annotazioni riguarda il periodo aprile-maggio 1944.
2. Guglielmo Ponzi, morto nel dicembre 1943.
3. La citazione esatta dalla Divina Commedia di Dante Alighieri è «Tu proverai si come sa di sale lo pane altrui,) (Paradiso, canto XVIII).
4. Ibid., Inferno, canto IV.
5. La moglie, Albertina Vaienti.

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