mercoledì 29 giugno 2011
domenica 29 maggio 2011
In Memoria del Vescovo Maurizio Galli
Dalla Messa da Requiem di Mons- Lorenzo Perosi: Libera me Domine.
In memoria del Vescovo Maurizio Galli
Cattedrale di Fidenza 29 maggio 2011
Coro Perosiano Cremonese diretto da Don Giuseppe Ferri
martedì 24 maggio 2011
La valle di Contignaco prima del golf
Con l'articolo, che riprendiamo pari pari dal periodico diocesano Il Risveglio, ripercorriamo la valle di Contignaco a sud di Salsomaggiore lungo il torrente Ghiara. In questo breve articolo la valle appare in tutta la sua secolare immobilità, quasi uno scrigno di memorie.
Siamo nel 1927 ed a valle, dove le costruzioni sono lambite dal torrente, abbiamo una piccola città senza un nome proprio ma con la sola indicazione della sua antica fonte di ricchezza: il sale.
Ma a quei tempi oltre al sale già la cittadina aveva sviluppato quel processo che l'avrebbe ad un certo momento resa famosa per il termalismo e per le attività di turismo elitario.
Liberty e Decò avevano fatto di questa cittadina un piccolo gioiello che intatto, ma morto, ancora permane. La valle di Contignaco ne rappresenta tuttora lo sfogo verde anche se ormai premono interessi che disconoscono questo sua naturale vocazione.
Incapaci di valorizzare la città gli amministratori, che da una ventina d'anni occupano le stanze del potere locale, non trovano infatti di meglio che assecondare i progetti di urbanizzazione collinare dei costruttori. E' accaduto nei pendii che volgono verso Salsomaggiore, sta accadendo nel cuore stesso della città, può accadere anche in questa valle.
Siamo nel 1927 ed a valle, dove le costruzioni sono lambite dal torrente, abbiamo una piccola città senza un nome proprio ma con la sola indicazione della sua antica fonte di ricchezza: il sale.
Ma a quei tempi oltre al sale già la cittadina aveva sviluppato quel processo che l'avrebbe ad un certo momento resa famosa per il termalismo e per le attività di turismo elitario.
Liberty e Decò avevano fatto di questa cittadina un piccolo gioiello che intatto, ma morto, ancora permane. La valle di Contignaco ne rappresenta tuttora lo sfogo verde anche se ormai premono interessi che disconoscono questo sua naturale vocazione.
Incapaci di valorizzare la città gli amministratori, che da una ventina d'anni occupano le stanze del potere locale, non trovano infatti di meglio che assecondare i progetti di urbanizzazione collinare dei costruttori. E' accaduto nei pendii che volgono verso Salsomaggiore, sta accadendo nel cuore stesso della città, può accadere anche in questa valle.
lunedì 23 maggio 2011
Memorie di guerra e di prigionia: tra le montagne d'Albania
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| Foto di Piero Ghiglione |
Premessa
Basta intravedere lontano la striscia biancastra dell'Adriatico per pensare alla casa, alla patria. Ma basta poco per ripiombare nell'incubo della realtà. Non mancano alcune note descrittive, la casa albanese, il fuoco, il sedersi"alla turca", il richiamo alle aquile (l'Albania) e la polenta (l'Italia). La polenta è ancora quindi un richiamo forte alla casa, forse più della striscia del mare. Ma anche questa doveva finir male.
martedì 10 maggio 2011
Rovine: in memoria della tragedia del Maggio 1944
Ecco una scorcio di Fidenza ripreso dall'interno del vecchio seminario, sullo sfondo l'abside del Duomo, miracolosamente salva, in primo piano la rovine. I lavori di demolizione di quanto risparmiato dalle bombe sono già iniziati, ma si è ben visibile il portale del seminario. La foto, pubblicata alla fine del 1945 dal periodico diocesano "Il Risveglio" con un breve ma significativo scritto.
martedì 26 aprile 2011
Home by Christmas? *
domenica 17 aprile 2011
Albania 1943: il Cappellano Militare Cap.no Domenico Cavanna
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L'auriga Cap.no Cavanna ed Ettore Ponzi il 24 04 1942 a Pestani Ocrida (Macedonia)
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Premessa
Inquadrato come Cappellano Militare il prete fidentino Domenico Cavanna condivise con Ettore Ponzi la Campagna di Grecia e il periodo successivo di relativa pace a Coriza ed a Ocrida. Uniti oltre che dall'appartenenza allo stesso corpo militare anche dall'essere concittadini. Alcune foto in mio possesso testimoniano questo legame di amicizia. Il destino li separò nei mesi precedenti l'armistizio che li colse distanti, Ettore a Berat in Albania, Cavanna nella zona macedone a Castoria dove la pressione militare veniva principalmente esercitata dalle bande titine che quindi già nella seconda metà del 1943 cercavano di creare le premesse per espandere il progetto della nuova e grande Jugoslavia verso sud. Un colpo a tradimento ferì mortalmente Domenico che assisteva un soldato colpito e poi ebbe inizio la strage. Era il 12 ottobre 1943 e, ancora una volta, a sparare sugli italiani non erano formalmente nemici, anzi già si stavano costituendo gruppi di militari italiani ad affiancare le forze partigiane di Tito. Ebbe Domenico una sepoltura a Coriza in Albania ed a quei tempi poteva considerarsi un privilegio, un triste privilegio. La ricostruzione degli ultimi momenti di Don Domenico Cavanna sono riportati nell'articolo di Francesco S. Timo pubblicato dal periodico diocesano "Il Risveglio" nel lontano 18 febbraio 1956.
mercoledì 13 aprile 2011
Compagni di prigionia
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Una foto trovata sul quotidiano locale ha permesso al fidentino Dante Ranieri di riconoscersi. Niente di speciale se non fosse che l'immagine lo ritrae con altri internati nel campo di concentramento di Wietzendorf nell'anno 1945. Dante Ranieri è il sesto da sinistra in piedi. Con lui probabilmente anche qualche altro fidentino ma difficile ne è il riconoscimento. Senz'altro presente il parmigiano Mario Gherardi, conosciuto dagli amici come «Simon Boccanegra», in quanto rappresentante del Club dei 27, proprietario della foto. Mario Gherardi è stato recentemente insignito della Medaglia d'Onore.
mercoledì 6 aprile 2011
Memorie di guerra e di prigionia: la guerra tra bande
| Ritratto della madre Ester - 1935 - |
Premessa
"Eppure non ho disperato: per amore della mia casa lontana, della moglie, dei figli e della madre (ignoravo che ella fosse morta) tirai avanti."Continuamente braccato da formazioni locali spesso in conflitto tra di loro è sostenuto dal pensiero dei suoi familiari. E' il mese di novembre 1943 e la madre è morta in circostanze drammatiche il 26 ottobre che è anche il giorno del compleanno di Ettore, il trentaseiesimo compleanno. Solo più tardi nel campo di concentramento in Austria saprà della morte della madre avvenuta solo dieci mesi dopo da quella del padre Guglielmo.
lunedì 28 marzo 2011
L'urlo
Di particolare effetto la foto di Stefano Esposito che è stata scelta dall'associazione ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia) per la copertina del periodico dell'associazione. Il titolo della foto "L'Urlo" rimanda al famoso dipinto di Munch in cui il pittore esprime il disagio esistenziale. In questo caso la foto rimanda direttamente la tragedia di un intero continente. L'utilizzo della fotografia aggiunge drammaticità all'immagine in modo particolarmente efficace.
venerdì 18 marzo 2011
Tutti insieme .... a tempo però!

All'Opera di Roma il maestro Muti ha diretto il Nabucco di Giuseppe Verdi in occasione della ricorrenza dei cento cinquant'anni della storia dell'Italia unita. Ma il maestro Muti come ha fatto in altre occasione non separa il teatro e la musica dalla vita e coglie l'occasione per rivolgersi direttamente al pubblico dal podio e con la bacchetta in mano con queste parole: "Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all'unità ed all'identità dell'Italia. Oggi, 12 marzo 2011, non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica".
venerdì 11 marzo 2011
I 150 anni dell'Unità d'Italia: i primi cent'anni.
Maria, questo il suo nome, ha attraversato i primi cent'anni dell'Italia unita, per essere precisi le sono mancati solo i due anni iniziali e i due finali. Nessuno la ricorderà come una protagonista, ma l'Italia è fatta da queste persone.
venerdì 11 febbraio 2011
Medaglia commemorativa "agli augusti sovrani d'Italia"
Medaglia in bronzo, diametro 26 mm, busti di ELENA E VITTORIO EMANUELE, corona e scritta AGLI AUGUSTI SOVRANI D'ITALIA, firmata E. Ponzi; al rovescio VITTORIO EMANUELE III ED ELENA DI MONTENEGRO, SPOSATI IL ...OTT. 1896, SALITI AL TRONO IL 30 LUGLIO 1900. (La data delle nozze é sempre male coniata).
martedì 25 gennaio 2011
Nell'inferno di Auschwitz c'è un bambino che disegna
sabato 22 gennaio 2011
Giuseppe Verdi e i 150 anni dell’Unità d’Italia
Giuseppe Verdi: un patriota
Più che sul compositore ci soffermiamo brevemente sul risvolto politico dell'artista. Verdi partecipa attivamente alla vita pubblica del suo tempo. E' un patriota convinto, anche se nell'ultima parte della sua vita traspare, dall'epistolario e dalle testimonianze dei suoi contemporanei, una disillusione, un disincanto, nei confronti della nuova Italia unita, che forse non si è rivelata all'altezza delle proprie aspettative. E' sostenitore dei moti risorgimentali (pare che durante l'occupazione austriaca la scritta "Viva V.E.R.D.I." venga letta come "Viva Vittorio Emanuele Re D' Italia").
mercoledì 19 gennaio 2011
La Campagna di Grecia della primavera del 1941
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| La piana verso la città di Struga a nord del lago d'Ocrida, teatro della battaglia dei giorni fra il 7 e l'11 aprile 1940. |
La rottura del fronte greco a Struga
Ettore Ponzi partecipò alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera greco-albanese, dal 23 marzo al 23 aprile 1941. La divisione di appartenenza l'Arezzo era dislocata nel sud-est dell'Albania e fronteggiava le armate greche saldamente attestate presso il lago D'Ocrida e nella città di Struga. Queste località in territorio macedone erano state occupate dall'esercito greco alla fine del 1940 dopo la vittoriosa offensiva contro l'esercito italiano. Con l'intervento tedesco nello scacchiere balcanico meridionale le sorti della Grecia erano segnate e gli italiani ripresero l'offensiva. La divisione Arezzo incontrò tuttavia una forte resistenza.
venerdì 7 gennaio 2011
Il coraggio di essere patriottici
Nel giorno in cui si aprono ufficialmente i festeggiamenti per i nostri primi cento cinquant'anni riportiamo una breve parte di un racconto straordinario di Pier Vittorio Buffa. E' la storia di una bandiera italiana che ha attraversato l'Europa in un momento drammatico in cui l'onore sembrava ormai sconfitto o un fatto individuale.
"Un ufficiale, di cui la memoria del reggimento non ha tramandato il nome, dice: «Signor colonnello, cerchiamo di salvarla, la bandiera. Siamo tanti, se la facciamo a pezzi e ne prendiamo uno per uno qualcosa riusciremo a portare in Italia. Anche se tornasse a Roma un solo pezzo sarà come se fosse tornata la bandiera intera, se ne dovessero tornare di più li riattaccheremo e la nostra bandiera sarà salva».
lunedì 3 gennaio 2011
Cattedrale di Fidenza: Ercole e il leone di Nemea
Nella facciata della Cattedrale di Fidenza a sinistra del protiro minore destro troviamo scolpita nella pietra la scultura in rilievo raffigurante Ercole e il leone di Nemea che può essere datato XII o inizio XIII secolo.
Appena sopra all'immagine si può leggere l'iscrizione "Fortis Hercules". Il mito di riferimento fa parte del ciclo delle fatiche di Ercole e precisamente della prima fatica: Euristeo impose ad Eracle di uccidere il leone Nemeo o Cleoneo, una belva terribile di ferro, bronzo o pietra. Ma non è certamente questa storia pagana che il Maestro di Abdon e Sennen intendeva trasmettere scolpendo l'Ercole di Fidenza. Non si ha una persistenza di una narrazione mitica, ma il passaggio dal mito pagano di Ercole al recupero dello stesso nel Medioevo cristiano.
In questa prospettiva sembra muoversi una mostra che ha come titolo "Ercole il Fondatore. Dall'antichità al Rinascimento" che si terrà dal 11 febbraio 2011 al 12 giugno 2011a Brescia, Museo di Santa Giulia che si propone appunto di analizzare "il passaggio fra il mito pagano di Ercole e il recupero che avvenne in sede cristiana nel Medioevo per arrivare fino al Cinquecento".
La scheda di presentazione della mostra aggiunge poi: "Per visualizzare questo capitolo, così complesso, profondo e non facile da risolversi dal punto di vista concettuale, si può ricorrere unicamente a un apparato fotografico, in quanto le raffigurazioni di Ercole di età cristiana compaiono specialmente sulle facciate di alcune cattedrali, da San Marco di Venezia, al Duomo di Fidenza, alle cattedrali di Auxerre e Arles. Si tratta per lo più di splendidi rilievi duecenteschi, nei quali Ercole è raffigurato come vincitore, come eroe capace di superare ogni ostacolo".
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sabato 1 gennaio 2011
Gli auguri dei reduci e delle associazioni combattentistiche
Presso la sede dell'Associazione Reduci di Piazza Pontida Gino Narseti ha rivolto ai reduci presenti, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e alle autorità gli auguri d'inizio anno. Poche parole e molti ricordi un periodo ormai lontano ma sempre vivo nella memoria. Sembra che il tempo sia ancora fermo a quel triste 8 settembre 1943 in quei racconti che parlano del commilitone fucilato cento metri più in la o del giorno dopo, il 9 settembre, col sacrificio dei carristi.
venerdì 31 dicembre 2010
Le Maestà della Diocesi di Fidenza Natale coi colori di Mario Alfieri
Dal calendario del settimanale diocesano "Il Risveglio"
MARIO ALFIERI Nasce il16 maggio 1931 a S. Piero a Sieve (FI) da Vittorio e da Lina Cresci, primo di quattro fratelli: Mario e Mirella (oggi scomparsi) e Attilia, ancora vivente. Nel 1935 la famiglia si trasferisce a Fidenza e qui Mario, fin dalla scuola elementare, manifesta la passione per il disegno: semplici fogli a quadretti colorati che ritraggono figure e paesaggi, ma che rivelano già una notevole predisposizione.
mercoledì 3 novembre 2010
Memorie di guerra e prigionia: il trasferimento verso i monti Tomori
PREMESSA
La marcia di trasferimento che avrebbe dovuto ricongiungere i resti delle divisioni Arezzo e Firenze alle Truppe della Montagna del generale Azzi, già operative contro l'esercito tedesco, fu pieno di imprevisti e difficoltà. La catena dei monti Tomori o Tamori disegna un triangolo ed è posizionata tra le città di Berat ad ovest, Coriza ad est ed Elbasan a Nord. L'ambiguo comportamento dei capi partigiani è una componente di insicurezza, in effetti la spoliazione delle truppe italiane di tutto quanto era ancora in possesso ai nostri soldati. Ecco la parte della il racconto della dichiarazione del Ten. Colonnello Cappellin Luigi:
"Rimasto io Ufficiale più anziano con II Uff. Inf. di varie armi mi recai dal Gen. Azzi per chiedere il nostro impiego in reparti combattenti di Partigiani. In seguito a suo ordine, partii per la regione di Gramsch con 15 Uff. ed oltre 80 soldati. II viaggio fu durissimo perchè dovemmo attraversare di notte il fiume Scumbini ed essendo disarmati quasi tutti, dovevamo evitare le zone battute dai reparti tedeschi e durò 4 giorni.
venerdì 22 ottobre 2010
L'abate don Pietro Antonio Maria Zani fidentino
Negli ultimi anni è stata rivolta particolare attenzione alla figura dell’abate Pietro Zani, intellettuale di primo piano nella storia del Settecento fidentino, ma anche eminente studioso e profondo conoscitore dell’arte antica, universalmente noto per la sua monumentale, anche se purtroppo incompleta, “Enciclopedia Metodica Critico-Ragionata delle Belle Arti” ( 28 volumi editi dalla stamperia ducale di Parma dal 1817 al 1824 ) e per i pionieristici studi sulle arti grafiche. Collezionista e ricercatore appassionato di storia locale, l’abate Zani, col suo ricco lascito di documenti e memorie manoscritte relative a Borgo San Donnino costituisce tuttora una delle principali fonti cui attingono gli studiosi alla ricerca di dati e notizie per ricostruire le vicende fidentine attraverso i secoli.
sabato 18 settembre 2010
L'abate don Pietro Antonio Maria Zani fidentino
"L'abate Pietro Zani, nato a Borgo San Donnino (oggi Fidenza) nel 1748, è stato poeta, letterato, storico dell'arte, incisore, vice bibliotecario della Palatina di Parma, cappellano onorario del Duca di Parma, collezionista e grande viaggiatore. Le sue mani con una fatica incredibile hanno scritto migliaia di pagine, con la penna d'oca, al lume di candela. Studiava senza sosta libri, manoscritti, gazzette, stampe ed opere d'arte per compilare la sua Enciclopedia Metodica di 29 volumi composta di un Indice alfabetico delle opere e di un Elenco di oltre 40.000 artisti. Alla sua memoria è intitolata la Scuola Media Statale di Fidenza (Parma)."
lunedì 16 agosto 2010
Pieve di Santo Stefano a Cervia
Lungo la strada "salara" in località Pisignano di Cervia (Ravenna) troviamo una chiesa di particolare interesse, è la Pieve di Santo Stefano di origini molto antiche, riportata in un documento del 997. Distrutta nel 1512 e ricostruita nella forma attuale nel 1521 per iniziativa
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lunedì 26 luglio 2010
Memorie di guerra e di prigionia: Stalag XVII - Austria
Premessa
Lasciato l'ospedale militare di Semlin il 16 marzo 1944, Ettore Ponzi fu imbarcato su una nave della Croce Rossa con destinazione Vienna. Percorse quindi il lungo tratto del fiume Danubio da Belgrado a Budapest quindi a Vienna. A piedi raggiunge poi uno dei campi di concentramento dislocati in Austria sotto la denominazione generale di Stalag XVII che all'epoca comprendeva i seguenti campi Stalag XVIIA a Kaisersteinbruch, Stalag XVIIB (244) a Gneixendorf, Stalag XVIIC a Edelbach-Döllersheim, Stalag XVIID (398) a Pupping e Dulag (campo di transito) 231.
Dovrebbe trattarsi dello Stalag XVII A a sud-est di Vienna. L'unico indizio è la foto di cui mostriamo fronte e retro, inviata dalla famiglia e timbrata per benestare (GEPRUFT) dalla censura del campo.
Questi campi erano sorvegliati da soldati veterani austriaci e, anche per questo, le condizioni erano migliori di quelle dei campi in Germania. Tra i prigionieri i più numerosi erano i francesi e gli inglesi catturati nella Battaglia di Francia ma erano presenti anche prigionieri slavi, italiani e britannici.
Tutti questi campi furono poi liberati dall'esercito sovietico. La particolare situazione dei militari italiani era l'esclusione dagli aiuti che la Croce Rossa, questo per il fatto che i militari italiani non erano considerati prigionieri di guerra. per loro era stata coniata l'ambigua categoria di IMI (Internati Militari Italiani). La foto sopra, scattata in località Bandera di Vernasca, fu una delle poche cose trasmesse dalla famiglia durante la permanenza nel campo austriaco e giunte a destinazione.
Le parole del Diario
"Successivamente venni imbarcato su una bellissima nave ospedale sul Danubio e portato fino a Vienna. Dalla stazione di Vienna, dopo una lunga marcia, raggiungemmo un campo ove, oltre agli italiani, vi erano anche inglesi e francesi. Rimasi lì fino a luglio, convalescente assieme a francesi e cecoslovacchi. Feci amicizia con alcuni pittori di altri paesi e potei disegnare e acquerellare molti ritratti, specialmente di francesi che si mettevano in fila e aspettavano il loro turno. Questo periodo di pace durò fino a luglio; dopo dovetti affrontare un lungo viaggio in treno fino a Wietzendorf qui venni messo a tacere tra i reticolati del campo di concentramento fino alla fine della guerra e anche dopo, fino all'agosto del 45."
http://www.ponziettore.it/memorie1.html#austria
http://www.ponziettore.it/memorie1.html#austria
martedì 11 maggio 2010
Ricordo ad acquerello del prof. Ettore Ponzi
Dal catalogo della mostra il ricordo di Mons. Aldo Aimi
Mi è stato chiesto di premettere al presente catalogo un ricordo del professor Ettore Ponzi da parte di chi l’ha conosciuto. Io sono uno di quei fortunati.
Chiamo questo ricordo “ad acquerello” perché è rapido e leggero.
Ho conosciuto Ettore Ponzi nel 1946 quando, tornato dalla guerra, era stato incaricato di venire a Campolasso, dov’era sfollato il Seminario, per tenere un corso di disegno per le scuole medie.
Lo vedevo arrivare in bicicletta, con vicino alla canna il cavalletto e la tavolozza, e finita l’ora di scuola partiva e girava per le colline in cerca di motivi d’ispirazione. Insomma, siccome lì la zona è molto bella, andava a caccia di immagini.
Assistevo anche alle sue lezioni perché, in quanto studente di teologia, ero incaricato dell’assistenza ai ragazzi delle medie, quindi ero presente anche a scuola. Lo vedo ancora come parlava, come insegnava, come gestiva la classe. Era un uomo essenziale nelle parole, molto chiaro nei concetti e, soprattutto, nella sua gestualità esprimeva molto bene l’idea che voleva trasmettere. Come docente era efficace, essenziale, semplice, chiaro, in modo tale che i ragazzi potessero capire alla svelta, senza tanti barocchismi e senza tante parole. Naturalmente faceva il corso di tre anni, con tutti i programmi che c’erano da svolgere, iniziando dalla squadratura del foglio fino al disegno dal vero attraverso tutti i passaggi necessari: insegnava il tratteggio, le sfumature, il passaggio tra il copiato e il vero utilizzando i corpi solidi geometrici (il cubo, il cono, eccetera) per studiare le ombre.
sabato 17 aprile 2010
venerdì 16 aprile 2010
16 Aprile 1945: la doppia liberazione del campo di Wietzendorf
La testimonianza di un protagonista
(Luigi Goisis) Wietzendorf, 13/4/1945
……….Mi sveglio ( e sono le 7,45) quando Mosetti colla faccia protesa dentro la finestra annuncia: “i tedeschi non ci sono più” Non gli credo e come me molti a questo primo annuncio rimangono increduli, perplessi.
Alcuni vanno a controllare ed effettivamente sulle torrette non c’è più il solito delinquente, non si vede più la mitraglia puntata minacciosa verso di noi. La porta principale del campo è incustodita ……..V’è una animazione incredibile: chi si sbarba chi pulisce le scarpe chi il cinturone, chi sfodera divise nuove o quasi, chi corre verso gli amici e si abbracciano e si baciano.
In questi baci v’è tutto il dolore, tutte le inedie, le privazioni, i tormenti indicibili di tante giornate di fame atroce sofferte in comune. Da 19 mesi attendevamo con calma e con fede queste giornate.
Oggi nel pomeriggio 800 grammi di patate. Sono le 16,55 e si sparge lavoce che vi sono gli anglo americani. In lontananza si odono raffiche di mitraglia; piccoli in lontananza alcuni soldati in cachi: sono anglo americani.
*** *** ***
È successo un fatto particolare. A un certo momento avevano creato una sacca; in questa c'era un gruppo numeroso di truppe tedesche e c'era anche il nostro campo di concentramento.
Gli inglesi erano riusciti a sfondare una linea e sono arrivati al nostro campo di concentramento. Un giorno, penso quel 16 aprile, verso le quattro e mezzo - cinque, il sole era basso sull' orizzonte, un mio amico dalla finestrella della baracca che era aperta si sporge dentro e dice: "Ohé, i tedeschi non ci sono più; ci sono qua gli inglesi". Tutti fuori, osti... e c'erano lì i carri armati, erano entrati nel campo, nel reticolato; c'erano degli ufficiali che parlavano benissimo l'italiano e la prima cosa che han fatto:
"Guardate, lo sappiamo che avete fame", hanno scaricato dei sacchi dicioccolata, di sigarette. Però, la cuccagna è durata pochissimo, perché la mattina dopo gli inglesi non c'erano più: erano tornati i tedeschi; cioè c'era stato un contrattacco e gli inglesi hanno dovuto ritirarsi di nuovo; siamo stati lì ancora un quattro o cinque giorni, poi, una bella notte, il comandante, il colonnello Testa, bergamasco, ci dice: " Ragazzi, guardate che hanno dato l'ordine di sgombrare il campo: han fatto un accordo tra gli inglesi, americani e tedeschi, di fare una tregua d'armi e permettono che noi attraversiamo le linee, in modo che andiamo nel territorio occupato dagli americani".
http://www.ponziettore.it/lager.html
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martedì 6 aprile 2010
L'Isola del Vescovo di Fidenza nei dipinti di Ettore Ponzi
La mostra ricostruisce, attraverso 36 opere pittoriche e grafiche - molte delle quali inedite - del pittore fidentino Ettore Ponzi (1908 – 1992), la forma e gli aspetti urbanistici dell’antico isolato urbano della Cattedrale e del vecchio Vescovado di Fidenza che, giunto intatto sino alla seconda guerra mondiale ma colpito dai bombardamenti alleati del 1944, è stato profondamente trasformato all'epoca della "ricostruzione".
Realizzata con i patrocini della Provincia di Parma e del Comune di Fidenza (determinante il contributo del Comune), la mostra è corredata da un catalogo che esalta il valore documentario dell'opera di Ponzi, in quanto è grazie al lavoro artistico di tutta la sua vita che è possibile oggi rammentare ai cittadini di Fidenza, e ai forestieri, quale era la conformazione del quartiere della Cattedrale che, miracolosamente scampata agli eventi bellici, ha però perduto il suo contesto originario.
Luogo Museo del Duomo-Museo diocesano di Fidenza
18 Aprile - 16 maggio 2010
sabato 23 gennaio 2010
Nel giorno della Memoria: il lager di Semlin
Uno dei principali luoghi dell'Olocausto nell'Europa occupata dai nazisti è il Judenlager Semlin in Serbia. Creato dalla Germania nazista nel dicembre del 1941 alla periferia di Belgrado, Semlin (conosciuto anche con il suo nome serbo Sajmište) è stato uno dei primi campi di concentramento in Europa, creato appositamente per l'internamento degli ebrei. Tra marzo e maggio 1942, circa 7.000 donne ebree, i bambini e gli anziani (quasi la metà del totale della popolazione ebraica di Serbia, occupata dai nazisti) sono stati sistematicamente assassinati utilizzando un furgone cellulare gas. Semlin è stato poi trasformato in un Anhaltelager, un campo di detenzione temporanea per i prigionieri politici, partigiani catturati e lavoratori forzati, molti dei quali sono stati successivamente trasportati in vari campi di lavoro in Germania. Tra il maggio 1942 e luglio 1944, 32.000 detenuti (soprattutto i serbi), sono passati attraverso il campo, di cui 10.600 sono stati uccisi o morirono di fame o di malattia. Semlin è stato il più grande campo di concentramento nazista in Serbia occupata. Nonostante la sua importanza come luogo della Shoah, la Judenlager Semlin non è entrato in modo significativo nella memoria della Shoah degli ebrei nel dopoguerra jugoslavo e quindi serbo.
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