Esposizioni

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martedì 24 settembre 2013

Memorie di guerra e di prigionia: Sdramsh (Albania) con la "Colonna Gamucci"

PREMESSA

Dopo la presa di Berat da parte delle bande albanesi Ettore Ponzi, riposti gli ultimi lavori in una cassetta militare poi sepolta lungo la sponda del fiume Osum, si diresse con i suoi uomini in direzione di Elbasan sede del comando militare italiano della divisione di appartenenza, la divisione Arezzo. Ettore Ponzi non si fermò ad Elbasan, in quanto nel frattempo, il 12 settembre, la divisione Arezzo era stata sciolta e in balia delle forze tedesche della terribile brigata SS Brandeburgo composta in buona parte di ex galeotti e delinquenti comuni arruolati per la guerra. La stragrande maggioranza dei soldati e ufficiali della Divisione Arezzo si oppose a qualsiasi forma di collaborazione pagando un caro prezzo in termine di caduti nei cruenti combattimenti contro le truppe germaniche e le bande albanesi loro alleate, combattimenti cui seguirono in eccidi di cui furono vittime i soldati e gli ufficiali. Quest'ultimi furono perseguitati con particolare accanimento.

venerdì 9 novembre 2012

Il ten. Ettore Ponzi e gli Internati Militari Italiani


Grazie al libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri “Gli internati militari italiani”, pubblicato da Einaudi tra anni fa, è venuto finalmente alla luce un capitolo dimenticato della guerra di Liberazione in Italia 1943-45. Su iniziativa dell’ANPI, il volume è stato presentato a Fidenza nei giorni scorsi alla presenza di uno degli autori.

mercoledì 30 maggio 2012

A due fidentini una medaglia per la loro fedeltà alla patria



Nell'ambito delle manifestazioni in occasione del 2 di giugno, Festa della Repubblica, verrà conferita la medaglia d'onore a due fidentini internati militari (IMI) in Germania durante l'ultimo conflitto mondiale. 
Come già avvenuto in precedenza la consegna avverrà da parte del Prefetto in una cerimonia che si terrà al Teatro Regio di Parma il 2 giugno. 
Ricordiamo che l'onorificienza è un tardivo riconoscimento della loro fedeltà alla patria durante il periodo di prigionia nei lager tedeschi, storie diverse ma che trovano inizio nel settembre 1943, data della resa unilaterale dell'Italia, per finire tra l'aprile ed il maggio 1945 con la liberazione ed apertura dei campi all'arrivo delle  forze armate alleate.
La ricostruzione della storia di ognuno incontra spesso difficoltà connesse sia alla crenza di documentazione che al silenzio che gli internati hanno mantenuto dopo il loro ritorno a casa sul vicende che hanno segnato la loro vita. 

lunedì 5 marzo 2012

Liste della memoria


"Liste di nomi. Documenti. Cartoline. Lettere ingiallite dal tempo. La memoria dei campi di sterminio nazisti è fatta anche di carta. Andrea Di Betta  - collaboratore dell'istituto storico della Resistenza - ci accoglie tra corposi faldoni. Cocci cartacei che raccontano le storie di quelli che sono tornati, dei sopravvissuti. Andrea li maneggia con cura. Con la pazienza di un filologo dell'Ottocento cerca di ricomporre le tessere di un vasto mosaico. Con l'intuito di un detective della memoria prova a ricostruire i pezzi mancanti. Di Betta si sta occupando delle molte testimonianze relative agli internati militari. Un lavoro che ha condiviso fino ad alcuni mesi fa con Mattia Tondelli, il 27enne parmigiano i cui resti sono stati recentemente ritrovati sulle Alpi francesi"

lunedì 6 febbraio 2012

Dal fronte ai lager di Leopoli e Wietzendorf


Lamberto Prete a Wietzendorf da un ritratto di Arnaldo Spagnoli.  
Arnaldo Spagnoli è stato un noto pittore parmigiano che condivise con Ettore Ponzi il periodo di internamento a Wietzendorf  per poi mantenere un solido rapporto di amicizia una volta rientrati a casa.
La storia di Lamberto Prete, internato prima a Leopoli poi a Wietzendorf, s'incrocia con quella di alcuni nostri concittadini pure internati negli stessi campi. A Wietzendorf, come abbiamo già detto Ettore Ponzi ma potremmo fare tanti altri nomi, per Leopoli il compagno di prigionia potrebbe essere stato Dante Rainieri, scomparso nel 2011. 
Ora è in pubblicazione, per iniziativa del nipote Matteo, il diario di prigionia di Lamberto. Quel che segue è la breve biografia di Lamberto prete così come raccontata nel sito web a lui dedicato, di seguito la recensione del libro ripresa dallo stesso sito web.

mercoledì 25 gennaio 2012

La testimonianza esemplare di Vascelli Renzo, internato militare.


Essenziale e completa questa nota di Renzo Vascelli, internato militare durante l'ultimo conflitto mondiale, che ci racconta la sua esperienza non di eroe, che tale non si riconosce, ma di italiano che non ha mai cessato di considerarsi tale. Racconta lo smarrimento iniziale, il viaggio, la fame, il lavoro coatto, la fedeltà alla Patria.  Renzo verrà insignito, insieme ad altri tre fidentini, della Medaglia d'Onore; la cerimonia avverrà in Prefettura a Parma il 27 gennaio prossimo.

domenica 11 dicembre 2011

Stalag XVIIA: due immagini

Peinture Stalag 17A par A. Williot

L'immagine, tratta da un sito francese, si riferisce al campo di internamento XVIIA localizzato nelle vicinanze di Vienna. Il campo ospitava prevalentemente prigionieri francesi ed inglesi, gli italiani erano qualche centinaio, tra questi per un limitato periodo anche il pittore fidentino Ettore Ponzi. Nel diario questo lager viene ricordato come quello in cui "Feci amicizia con alcuni pittori di altri paesi e potei disegnare e acquerellare molti ritratti, specialmente di francesi che si mettevano in fila e aspettavano il loro turno."

giovedì 14 luglio 2011

Ricordo per Dante Rainieri

Dante Rainieri, noto ed affermato professionista di Fidenza, ci ha lasciato e oggi riposa nel cimitero di Cabriolo. A lui avevo dedicato uno scritto "compagni-di-prigionia"solo tre mesi fa in cui ricordavo un momento della sua vita, quella dell'internamento nei campi di concentramento tedeschi, riprendendo la sua testimonianza pubblicata dal settimanale Il Risveglio poco dopo il suo ritorno da "Reduce" a Fidenza.



lunedì 11 luglio 2011

Medaglia d'Onore ad ex-internati (IMI) nei campi di concentramento


Oltre ad Ettore Ponzi sono più di cinque i fidentini che hanno richiesto ed ottenuto la Medaglia d'Onore tra il 2010 ed il 2011. Molti mancano all'appello, si invitano pertanto gli ex-internati o, per essi, i loro familiari ad attivare la procedura, peraltro molto semplice, rivolgendosi alla locale sezione dell'associazione Combattenti e Reduci che ha sede attualmente nell'ex Convento dei Gesuiti.
Il campo di concentramento di Wietzendorf in un quadro del pittore Ettore Ponzi 

mercoledì 13 aprile 2011

Compagni di prigionia


Una foto trovata sul quotidiano locale ha permesso al fidentino Dante Ranieri di riconoscersi. Niente di speciale se non fosse che l'immagine lo ritrae con altri internati nel campo di concentramento di Wietzendorf nell'anno 1945. Dante Ranieri è il sesto da sinistra in piedi. Con lui probabilmente anche qualche altro fidentino ma difficile ne è il riconoscimento. Senz'altro presente il parmigiano Mario Gherardi, conosciuto dagli amici come «Simon Boccanegra», in quanto rappresentante del Club dei 27, proprietario della foto. Mario Gherardi è stato recentemente insignito della Medaglia d'Onore.

martedì 25 gennaio 2011

Nell'inferno di Auschwitz c'è un bambino che disegna

L'infanzia nel lager di Thomas Geve in 79 tavole realizzate nel 1945 ora sono diventate un libro

Un tredicenne che si trova gettato nella bocca dell'inferno, solo e senza istruzioni. È un tema adatto a uno scrittore dell'orrore dalla fantasia perversa. Ma è esattamente la sorte toccata a Thomas Geve, un bambino ebreo di Stettino deportato ad Auschwitz nel 1943. Thomas era vissuto con la mamma e i nonni, esercitando gli unici mestieri possibili per un ebreo come lui, il giardiniere e il becchino. Il padre, espatriato a Londra, faceva vani tentativi per richiamare a sé i suoi cari. Ad Auschwitz, Thomas fu deportato con la madre, che resistette pochi mesi al lavoro forzato. In base alle norme vigenti nel Lager, tutti i bambini inferiori ai quattordici anni (e tutti i vecchi) venivano mandati direttamente alle camere a gas. Thomas, sottratto al forno crematorio perché giudicato robusto, costituì dunque un'eccezione. E a quest'eccezione allude il terribile titolo dell'opera di Thomas Geve: Qui non ci sono bambini. 

venerdì 7 gennaio 2011

Il coraggio di essere patriottici


Nel giorno in cui si aprono ufficialmente i festeggiamenti per i nostri primi cento cinquant'anni riportiamo una breve parte di un racconto straordinario di Pier Vittorio Buffa. E' la storia di una bandiera italiana che ha attraversato l'Europa in un momento drammatico in cui l'onore sembrava ormai sconfitto o un fatto individuale. 

"Un ufficiale, di cui la memoria del reggimento non ha tramandato il nome, dice: «Signor colonnello, cerchiamo di salvarla, la bandiera. Siamo tanti, se la facciamo a pezzi e ne prendiamo uno per uno qualcosa riusciremo a portare in Italia. Anche se tornasse a Roma un solo pezzo sarà come se fosse tornata la bandiera intera, se ne dovessero tornare di più li riattaccheremo e la nostra bandiera sarà salva».

sabato 1 gennaio 2011

Gli auguri dei reduci e delle associazioni combattentistiche

Presso la sede dell'Associazione Reduci di Piazza Pontida Gino Narseti ha rivolto ai reduci presenti, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e alle autorità gli auguri d'inizio anno. Poche parole e molti ricordi un periodo ormai lontano ma sempre vivo nella memoria. Sembra che il tempo sia ancora fermo a quel triste 8 settembre 1943 in quei racconti che parlano del commilitone fucilato cento metri più in la o del giorno dopo, il 9 settembre, col sacrificio dei carristi.

lunedì 26 luglio 2010

Memorie di guerra e di prigionia: Stalag XVII - Austria

Premessa
Lasciato l'ospedale militare di Semlin il 16 marzo 1944, Ettore Ponzi fu imbarcato su una nave della Croce Rossa con destinazione Vienna. Percorse quindi il lungo tratto del fiume Danubio da Belgrado a Budapest quindi a Vienna. A piedi raggiunge poi uno dei campi di concentramento dislocati in Austria sotto la denominazione generale di Stalag XVII che all'epoca comprendeva i seguenti campi Stalag XVIIA a Kaisersteinbruch, Stalag XVIIB (244) a Gneixendorf, Stalag XVIIC a Edelbach-Döllersheim, Stalag XVIID (398) a Pupping e Dulag (campo di transito) 231.
Dovrebbe trattarsi dello Stalag XVII A a sud-est di Vienna. L'unico indizio è la foto di cui mostriamo fronte e retro, inviata dalla famiglia e timbrata per benestare (GEPRUFT) dalla censura del campo.
Questi campi erano sorvegliati da soldati veterani austriaci e, anche per questo, le condizioni erano migliori di quelle dei campi in Germania. Tra i prigionieri i più numerosi erano i francesi e gli inglesi catturati nella Battaglia di Francia ma erano presenti anche prigionieri slavi, italiani e britannici.
Tutti questi campi furono poi liberati dall'esercito sovietico. La particolare situazione dei militari italiani era l'esclusione dagli aiuti che la Croce Rossa, questo per il fatto che i militari italiani non erano considerati prigionieri di guerra. per loro era stata coniata l'ambigua categoria di IMI (Internati Militari Italiani). La foto sopra, scattata in località Bandera di Vernasca, fu una delle poche cose trasmesse dalla famiglia durante la permanenza nel campo austriaco e giunte a destinazione.

Le parole del Diario
"Successivamente venni imbarcato su una bellissima nave ospedale sul Danubio e portato fino a Vienna. Dalla stazione di Vienna, dopo una lunga marcia, raggiungemmo un campo ove, oltre agli italiani, vi erano anche inglesi e francesi. Rimasi lì fino a luglio, convalescente assieme a francesi e cecoslovacchi. Feci amicizia con alcuni pittori di altri paesi e potei disegnare e acquerellare molti ritratti, specialmente di francesi che si mettevano in fila e aspettavano il loro turno. Questo periodo di pace durò fino a luglio; dopo dovetti affrontare un lungo viaggio in treno fino a Wietzendorf qui venni messo a tacere tra i reticolati del campo di concentramento fino alla fine della guerra e anche dopo, fino all'agosto del 45."


http://www.ponziettore.it/memorie1.html#austria

venerdì 16 aprile 2010

16 Aprile 1945: la doppia liberazione del campo di Wietzendorf


La testimonianza di un protagonista

(Luigi Goisis) Wietzendorf, 13/4/1945
……….Mi sveglio ( e sono le 7,45) quando Mosetti colla faccia protesa dentro la finestra annuncia: “i tedeschi non ci sono più” Non gli credo e come me molti a questo primo annuncio rimangono increduli, perplessi.
Alcuni vanno a controllare ed effettivamente sulle torrette non c’è più il solito delinquente, non si vede più la mitraglia puntata minacciosa verso di noi. La porta principale del campo è incustodita ……..V’è una animazione incredibile: chi si sbarba chi pulisce le scarpe chi il cinturone, chi sfodera divise nuove o quasi, chi corre verso gli amici e si abbracciano e si baciano.
In questi baci v’è tutto il dolore, tutte le inedie, le privazioni, i tormenti indicibili di tante giornate di fame atroce sofferte in comune. Da 19 mesi attendevamo con calma e con fede queste giornate.
Oggi nel pomeriggio 800 grammi di patate. Sono le 16,55 e si sparge lavoce che vi sono gli anglo americani. In lontananza si odono raffiche di mitraglia; piccoli in lontananza alcuni soldati in cachi: sono anglo americani.
*** *** ***
È successo un fatto particolare. A un certo momento avevano creato una sacca; in questa c'era un gruppo numeroso di truppe tedesche e c'era anche il nostro campo di concentramento.
Gli inglesi erano riusciti a sfondare una linea e sono arrivati al nostro campo di concentramento. Un giorno, penso quel 16 aprile, verso le quattro e mezzo - cinque, il sole era basso sull' orizzonte, un mio amico dalla finestrella della baracca che era aperta si sporge dentro e dice: "Ohé, i tedeschi non ci sono più; ci sono qua gli inglesi". Tutti fuori, osti... e c'erano lì i carri armati, erano entrati nel campo, nel reticolato; c'erano degli ufficiali che parlavano benissimo l'italiano e la prima cosa che han fatto:
"Guardate, lo sappiamo che avete fame", hanno scaricato dei sacchi dicioccolata, di sigarette. Però, la cuccagna è durata pochissimo, perché la mattina dopo gli inglesi non c'erano più: erano tornati i tedeschi; cioè c'era stato un contrattacco e gli inglesi hanno dovuto ritirarsi di nuovo; siamo stati lì ancora un quattro o cinque giorni, poi, una bella notte, il comandante, il colonnello Testa, bergamasco, ci dice: " Ragazzi, guardate che hanno dato l'ordine di sgombrare il campo: han fatto un accordo tra gli inglesi, americani e tedeschi, di fare una tregua d'armi e permettono che noi attraversiamo le linee, in modo che andiamo nel territorio occupato dagli americani".


http://www.ponziettore.it/lager.html

martedì 1 settembre 2009

Ettore Ponzi: Diario di Prigionia

«La rivendicazione della Resistenza antifascista si è ridotta per decenni al dibattito politico sulla guerra partigiana. Negli ultimi anni registriamo il recupero di una dimensione più ampia. Contiamo la resistenza contro i tedeschi delle forze armate all'8 settembre. Poi la guerra partigiana e la deportazione politica e razziale nei lager di morte. La partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna anglo-americana in Italia. E infine la resistenza degli Imi nei lager tedeschi: le centinaia di migliaia di militari che invece della guerra nazifascista scelsero e pagarono la fedeltà alle stellette della patria. Le stellette a cinque punte sul bavero della divisa (piccoli pezzi di metallo povero o un quadratino di stoffa) sono il simbolo tradizionale dei militari italiani. La fedeltà alle stellette fu la motivazione più comune e diretta della grande maggioranza dei 650000 militari italiani che preferirono la prigionia nei lager tedeschi al passaggio dalla parte nazifascista. Questi 650000 prigionieri erano degli sconfitti che avevano vissuto il fallimento del regime fascista, la misera fine delle guerre di Mussolini, lo sfacelo delle forze armate all'8 settembre. Tutti avevano ragione di sentirsi traditi dal re e da Badoglio, che li avevano abbandonati senza ordini agli attacchi tedeschi. Ciò nonostante, una grande maggioranza di questa massa di sbandati preferì la fedeltà alle stellette e la prigionia nei lager».
(Dalla Prefazione di Giorgio Rochat)

http://www.ponziettore.it/lager.html