domenica 1 maggio 2016

La Madonna della Misericordia della chiesa di Santa Maria Annunziata di Fidenza


All'interno della chiesa di Santa Maria Annunziata, nella lunetta sopra l’altare, campeggia l’immagine affrescata della Madonna della Misericordia; essa si presenta  contornata da un elegante motivo mistilineo che ricorda l’originaria   cornice in stucco rimossa nel secolo scorso.
Databile intorno al 1730-33 e attribuita alla mano del fidentino Antonio Formaiaroli (1679-c.1731), l’opera si rivela doppiamente interessante: per l’attualità del soggetto, che richiama con molta evidenza il tema dell’anno giubilare, e come testimonianza storica legata alla presenza nella chiesa, diventata parrocchiale solo alla fine del Settecento, della confraternita dei Disciplinati o Disciplini di Santa Maria. 
Altrimenti detti Battuti Bianchi o Scoati per il fervore religioso e penitenziale, che li portava a flagellarsi in pubbliche manifestazioni di penitenza, sono essi infatti gli anonimi personaggi raffigurati ai piedi della Vergine con il caratteristico saio  bianco, la cintura stretta ai fianchi e il cappuccio conico abbassato sul volto, e, come ulteriore segno distintivo, lo strumento della “disciplina”, appunto il flagello, posato sull'avambraccio sinistro.
Sorte sull'onda dei movimenti penitenziali del tardo medioevo, e diffuse soprattutto nel centro e nord dell’Italia, le confraternite dei Disciplinati o Flagellanti erano composte prevalentemente da laici, uomini e donne, celibi o sposati, votati  alla preghiera e all'assistenza dei più poveri, dei malati e dei pellegrini.
La loro presenza a Borgo, come documenta Umberto Primo Censi, potrebbe risalire addirittura alla fine del secolo XIII. Dalle antiche mappe catastali risulta  inoltre che  essi occupavano gran parte dell’isolato posto  in angolo tra le odierne vie Berenini e Gramsci, in coincidenza con il presunto incrocio tra Cardo e Decumano dell’antica Fidentia.
Tra gli antichi edifici pervenuti fino a noi, oltre alla chiesa-oratorio di Santa Maria Annunziata, di impronta settecentesca ma con notevoli  stratificazioni romaniche e  gotiche, sono da segnalare  parte dell’attuale  casa canonica, il piccolo campanile squadrato rimasto isolato rispetto all'attuale chiesa e soprattutto  l’elegante  chiostro rinascimentale successivo all'ampliamento della chiesa realizzato nel 1451 dal mastro piacentino Bernardo De Isabelli (A. Aimi).  
Il vasto  complesso religioso, che confinava a est con l’oratorio di Sant’Agata e il convento degli Umiliati, ancora in parte  esistente, comprendeva anche l'antico  xenodochio (sec. XIII), l’ospedale dei malati e, almeno a partire dal Seicento, l'orfanotrofio per i bambini abbandonati. 
L’ospedale e la confraternita dei Disciplinati furono soppressi nel 1778 e i loro beni assegnati all'ospedale cittadino fondato dal vescovo Alessandro Garimberti con il lascito Cornini-Malpeli. 
Al 1785 risale invece il trasferimento nell'ex oratorio delle funzioni parrocchiali prima di  allora esercitate dalla vicina chiesa delle monache benedettine di san Giovanni (A.Gervasoni).
Quanto all'affresco settecentesco, esso viene  riscoperto durante i restauri fortemente voluti  dal compianto don Enrico Tincati. Una delle restauratrici, che lavorò a lungo per verificare se sotto lo spesso strato d’intonaco ci fosse un dipinto, era Francesca Ghizzoni che oggi ricorda quel giorno straordinario: “Eravamo verso la metà degli anni ‘90 e la chiesa di S.Maria Annunziata era alle prese con una cmplesa opera di ristrutturazione che si sarebbe protratta fino al 2000. Insieme ai miei colleghi mi trovavo sopra il ponteggio e gli strumenti ci confermavano che effettivamente sotto la parete c’era qualcosa. 
Ma che cosa? Lo scoprimmo ben presto. Dopo aver raschiato con grande cautela all'improvviso comparve il volto dolce, tenero e sorridente di una Madonna col capo velato di azzurro. Chiamai subito don Tincati ed egli, raggiunta di corsa la nostra postazione, esclamò con gioia “E’ la Madonna! E’ la Madonna!”. 
Il vero significato dell’affresco va cercato nel profondo del mistero dell’Incarnazione: così, in effetti, sembrano suggerire  la cintura alta e arcuata sopra il ventre leggermente sporgente, che rende percepibile la gravidanza di Maria, e la luce simbolica irradiata dall'alto del cielo, che  avvolge la figura della Vergine, come a voler significare la venuta “nel mondo della vera luce”. Ma il messaggio salvifico diventa ancora più chiaro se associamo il dipinto della lunetta alle  altre decorazioni del santuario, sempre di mano del Formaiaroli. Al centro della volta vediamo, infatti, raffigurato, assiso su un trono di  nubi, con lo scettro  e attorniato da una festosa corte angelica, l’Eterno Padre nell'atto di ordinare  all'arcangelo Gabriele (in ginocchio e facilmente riconoscibile, nonostante manchi parte della figura, ai fedeli nel mezzo della navata), di  recarsi sulla terra  per annunziare  a Maria il concepimento di Cristo; alla venuta del Salvatore alludono anche gli oracoli dei quattro profeti dei pennacchi: Aggeo, Ezechiele, Geremia e Davide.
Si tratta  dunque di un ciclo pittorico stilisticamente e iconograficamente unitario, chiaramente  legato al tema della dedicazione della chiesa, ma che ha come figura dominante la Madonna della Misericordia. E’ la Vergine Maria che, in quanto madre di Cristo e di tutti gli uomini,  allarga il manto per accogliere e proteggere i suoi fedeli, qui rappresentati dai sei   anonimi, ma devotissimi, confratelli della “Disciplina”.
Guglielmo (Mino) Ponzi

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