lunedì 2 maggio 2016

Confraternite a Borgo San Donnino - Fidenza

Madonna del Consorzio
La scarsità delle fonti e la quasi totale assenza di studi specifici rendono difficile ricostruire la storia delle confraternite fidentine: uno spiraglio di luce ci viene tuttavia offerto  da questa graziosa teletta incastonata nella cimasa dell’altare della prima cappella a destra entrando in Duomo, già dedicata al compatrono San Gislamerio martire ma originariamente  sede del “Venerando Consorzio di San Donnino”, forse la più importante confraternita esistente a Borgo  prima delle soppressioni ottocentesche; ad essa  deve il  nome il Vicolo del Consorzio, un’antica viuzza   che portava al Duomo (V.Chiapponi).
Nel piccolo dipinto, che ripresenta lo schema tipico della Madonna della Misericordia, detta anche Madonna del Manto o del Mantello, una iconografia nata nel XIII secolo e  diffusa soprattutto nel centro e nord Italia  nell’ambito delle confraternite, vediamo raffigurati, sotto il manto protettivo della Vergine i membri del pio sodalizio; in ginocchio, vestiti con signorili abiti settecenteschi, sono raccolti in due gruppi distinti, a sinistra gli uomini (fratres) e a destra le donne (sorores). 
Che si tratti, anche solo idealmente, dei consorziali di San Donnino, si può dedurre da una nota del diario di lavoro dell’autore, il fidentino Angelo Carlo Dalverme, che nell’ottobre del  1778 registra l’avvenuto pagamento del dipinto: ” Dal Sig.r Rettore del Consorzio Fernando Ansaldi per un quadretto della B.a  V.e del Consorzio posto il detto altare L. 215”. (A.Leandri)
Da notare  il giovane uomo voltato verso lo spettatore, la cui fronte è sfiorata dalla mano della Vergine: sarebbe un autoritratto del pittore, mentre nel nobile personaggio in primo piano, con il libro delle preghiere, potrebbe essere identificato lo stesso committente, il rettore del Consorzio, Fernando Ansaldi.
Ma c’è da considerare un altro particolare rimasto finora inosservato, che rende ancora più interessante lo studio del dipinto. 
Si tratta della colomba che aleggia sul capo della Vergine.
Figura e simbolo dello Spirito Santo, questo importante motivo iconografico tutt’altro che trascurabile costituisce a mio avviso una variante originale, tutt’altro che trascurabile, che non ha riscontro nelle numerose rappresentazioni dedicate al tema della Mater Misericordiae: come, ad esempio, il famosissimo polittico di Piero della Francesca o per restare più vicino a noi la Madonna della Misericordia della chiesa di Santa Maria Annunziata; la sola eccezione che conosco è un dipinto  da  Giovanni Pandolfi (1570c.) per i Cruciferi di Gradara, dove però la  colomba dello Spirito Santo rimanda chiaramente al  titolo  della chiesa da cui proviene la tela, oggi presso la pinacoteca comunale.
Quale significato specifico dunque attribuire alla presenza della colomba nella piccola icona mariana dei Consorziali di Borgo San Donnino?
Come abbiamo scritto in precedenza, questo illustre sodalizio religioso, oggi quasi del tutto dimenticato, era dedito all’esercizio delle opere di carità, avendo come riferimento l’elevazione spirituale  dei confratelli e la promozione del decoro della chiesa di San Donnino. Di alcune importanti opere realizzate dai Consorziali danno notizia le carte degli archivi della Fabbriceria del Duomo e, in particolare, per quanto riguarda il periodo dal 1571 al 1616, l’inedito diario del Canonico Alfonso Trecasali. Si tratta però di testimonianze tarde e circoscritte.
La risposta al quesito iconografico va probabilmente cercata nelle origini medioevali della confraternita, più precisamente, come sembrano suggerire le indagini documentarie di Umberto Primo Censi, in un possibile collegamento con il Consorzio dello Spirito Santo del beato Facio, ordine religioso laicale, fondato a Cremona nel 1252 e rapidamente diffusosi nei vari centri padani, tra cui Parma e Piacenza. Come spiega Marina Gazzini, si tratta di una sorta di grande federazione confraternale dedita a opere caritative, l’assistenza reciproca e ai poveri, ai malati, ai pellegrini e ai carcerati, avvalendosi di una fitta rete di ospedali, detti della Carità, o della Colomba, Colombina o Colombetta.
Ed è in quest’ottica che va riconsiderata più attentamente  la denominazione di ospedale “della Carità o della Colombina” tradizionalmente attribuita all’ospedale dei XII Apostoli, forse  il più grande tra gli insediamenti ospedalieri medievali di Borgo San Donnino,  le cui lontane origini si confondono con  quelle di un più antico ospedale eretto  nel 1127c. presso il monastero delle benedettine di San Giovanni (G.Laurini).
Tale denominazione, che ricorre anche nei documenti ufficiali, rende, infatti, quanto meno verosimile l’ipotesi che il  Consorzio di San Donnino sia nato come  filiazione  diretta  dell’ordine del beato Facio e che a gestire il suddetto ospedale fossero gli stessi Frati della Colombina, come comunemente erano chiamati i Consorziali: ciò potrebbe essere  avvenuto già alla fine del XIII secolo, comunque ben prima della metà del  XV secolo, come lasciano supporre vari indizi (G.Tonelli-A.Aimi).
Ma torniamo alla tela tardo–settecentesca. L’insolita iconografia della colomba che sovrasta la Madonna della Misericordia, patrona e protettrice delle confraternite, sarebbe dunque interpretabile come emblema identificativo e segno di appartenenza all’ordo  Consortii Spiritus Sancti.
Purtroppo non possediamo gli statuti del consorzio fidentino, ma è fuor di dubbio che i suoi adepti, religiosi e laici, uomini e donne, si riunissero quotidianamente nella loro cappella in Duomo, sotto lo sguardo materno della Vergine Misericordiosa, per le preghiere e la recita dell’Ufficio divino.
Allo stesso modo si può   pensare che una bianca colomba come  immagine-simbolo del Consorzio dello Spirito Santo apparisse anche all’esterno dell’ospedale dei XII Apostoli, che  ancora nell’Ottocento è ricordato come “luogo pio detto della Colombina, da cui si distribuiscono medicine e limosine ai poverelli” (L.Molossi); dalle mappe catastali di fine settecento veniamo a inoltre conoscenza che l’ingresso dell’ospedale della Colombina, insieme a quello dell’annesso oratorio dedicato a Sant’Agostino, prospettava direttamente sulla strada Maestra, la via Romea o Francigena degli itinerari medioevali.  
Difficile, a questo punto, non pensare che sia stato proprio questo il luogo (circa all’altezza della storica drogheria Cassi-Negrotti) dove i Consorziali di San Donnino hanno svolto nei secoli passati  la loro evangelica missione, esercitando le opere di misericordia corporali nei confronti dei pellegrini, dei malati e dei poveri derelitti: una storia ancora tutta da svelare.
Guglielmo (Mino) Ponzi

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