sabato 20 settembre 2014

La pala seicentesca dell'Angelo custode di Pieveottoville


Fra le più recenti ed interessanti iniziative di recupero del patrimonio artistico diocesano va segnalato il restauro della seicentesca pala dell’Angelo Custode della collegiata di Pieveottoville. Promosso e finanziato dalla stessa parrocchia, l’intervento, splendidamente riuscito, è stato realizzato con la consueta cura e perizia da Francesca Ghizzoni che si è avvalsa della direzione scientifica di Mariangela Giusto della Soprintendenza ai Beni Artistici di Parma.
L’eccezionale valore del dipinto restaurato, finora variamente attribuito alla “scuola” di Guido Reni, a Francesco Monti detto il Brescianino e di recente anche al cremonese Giovan Battista Natali, ma più probabilmente di ambito emiliano, databile entro la prima metà del sec. XVII, era stato riconosciuto anche nel passato, come provano le antiche ridipinture e le integrazioni ottocentesche rimosse nel corso del restauro. 
Caratterizzata da toni ricchi e ombreggiati, che ricordano la tipica “macchia” di derivazione guercinesca, e ispirata ad una nota immagine incisa dal pesarese Simone Cantarini, la tela merita di essere studiata ulteriormente, non solo per dare un nome certo all'autore di tanta bellezza ( forse Camillo Gavassetti un modenese attivo in quel periodo tra Cremona e Piacenza), ma anche per chiarire alcuni aspetti iconografici apparentemente estranei alla tradizione figurativa dell’Angelo Custode ed emersi più chiaramente dopo il restauro.
Sullo sfondo in alto a sinistra, si intravedono infatti le mura di una città assediata e una distesa di corpi di soldati morti o feriti giacenti  tra i fuochi dell’ accampamento, mentre sull'orizzonte rischiarato dai primi bagliori dell’alba si profila la figura minacciosa di un secondo angelo, armato con la spada fiammeggiante e lo scudo. 
Il significato simbolico di questa drammatica scena, tutt'altro che un “capriccio” d’artista, come si è tentato finora di spiegare, va probabilmente ricercato nei testi biblici. Forse nel II Libro dei Re, dove si narra dell’angelo sterminatore mandato da Dio nell'accampamento degli assiri per fare strage durante la notte dei soldati che agli ordini dell’empio sovrano Sennacherib avevano posto sotto assedio Gerusalemme. 
 Si tratta di un soggetto piuttosto insolito, ma quasi sempre associato alla figura dell’angelo custode, come avviene ad esempio per la “Battaglia di Sennacherib” dipinta nel 1629 da Tanzio da Varallo (1575-1633) per la cappella dedicata all'Angelo Custode nella Basilica di san Gaudenzio di Novara, un’opera di folgorante e drammatica bellezza molto amata da Giovanni Testori.
Come raccontano le sacre scritture, il potente re assiro invase tutta la Giudea e cinse d’assedio Gerusalemme. 
Nonostante l’avvenuto pagamento di un pesante riscatto da parte degli israeliti, Sennarcherib mantenne l’assedio intorno a Gerusalemme. Re Ezechia strappatosi le vesti, consigliato dal profeta Isaia , chiese aiuto al Signore, pregandolo nel Tempio. Il Signore presto ascoltò la preghiera, l’angelo del Signore intervenne e colpì 185.000 soldati assiri. Così fallì l’assedio e Sennacherib tornò nella sua città di Ninive, dove fu ucciso dai suoi stessi figli.
L’ accostamento tra l’ immagine rassicurante dell’angelo come compagno e guida dell’anima, simboleggiata dal fanciullino che si aggrappa alla sua veste, e quella dell’angelo vendicatore che semina morte tra i soldati del re assiro non deve sorprendere : “Ecco io mando un angelo davanti a te, per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ti ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari” (Es. 23,20-23). Altrettanto illuminante sul ruolo dell’angelo, nella sua doppia veste di consolatore e di implacabile esecutore della giustizia divina, proprio come sembra mostrarsi nel quadro di Pieveottoville, è il Salmo 90, riproposto dalla liturgia nella ricorrenza del 2 ottobre dedicata come noto agli angeli custodi : “Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente. Io dico al mio Signore mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui io confido./Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà di scudo e di corazza:/ Non temerai il terrore della notte, ne la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno./ Non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. Egli per te darà ordine ai suoi angeli, di custodirti in tutte le tue vie”.
Da segnalare infine le bionde testine alate dei cherubini, che fanno da corona alla luce divina indicata dall’angelo custode: anche i loro volti paffuti resi con incredibile scioltezza confermano che siamo di fronte a un recupero davvero molto importante.
Guglielmo Ponzi

Articolo pubblicato dal settimanale diocesano "il Risveglio" 19 settembre 2014




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