venerdì 3 gennaio 2014

Raimondo Palmieri in un disegno G. B. Tagliasacchi.


Chi intercede presso Maria e il Bambino nel disegno autografo del Tagliasacchi? 
É san Raimondo Palmieri La soluzione del rebus grazie a un’incisione di Oliviero Gatti che ha raffigurato il beato piacentino (1140-1200)

Vorremmo riproporre in questa sede un perfetto esempio della produzione grafica di G. B. Tagliasacchi. Si tratta di un disegno autografo, molto interessante anche sotto l’aspetto iconografico, appartenente alle collezioni della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, dove è stato catalogato da Robert R. Coleman come: “A Saint Intercedes to the Virgin and Child on Behalf of a multitude” (cat. n.7396). 
Come già sanno i lettori del “Risveglio”, si tratta di uno schizzo preparatorio, una sorta di prima idea compositiva per una pala d’altare rimasta sconosciuta o forse non dipinta. Il soggetto di questo disegno attende però di essere chiarito in maniera definitiva.
I dubbi riguardano in primo luogo l’identità del “santo intercessore”, rappresentato nelle sembianze di un vecchio penitente che procede a piedi nudi tra la folla con una pesante croce sulle spalle, mentre con la mano sinistra distribuisce il pane a gente affamata.
Quasi un piccolo rebus iconografico, il problema può essere finalmente risolto grazie a questa stampa raffigurante il Beato Raimondo Palmieri (Piacenza 1140-1200), incisa nel 1612 da Oliviero Gatti (Piacenza 1579-1648) e inserita nella prima edizione della vita del santo, scritta da P. M. Campi (1618). 
Venerato compatrono della città e diocesi di Piacenza, San Raimondo Zanfogni, detto il Palmerio o Palmeri al suo ritorno dalla Terrasanta, divenne presto famoso non tanto per i suoi frequenti e avventurosi pellegrinaggi (Roma, Compostela, Gerusalemme, Vienne) quanto per l’impegno verso i più poveri e diseredati, per i quali fondò a Piacenza l’ospizio dei XII Apostoli, che in seguito prese il suo nome. L’incisione del Gatti, da cui derivano altre immagini a stampa fra Sette e Ottocento, lo mostra scalzo con l’abito penitenziale, il rosario, la croce sulle spalle e il cesto del pane: proprio come l’ignoto personaggio al centro della vivace composizione ideata dal Tagliasacchi.
Ma a sciogliere ogni possibile dubbio sull’identità del vecchio penitente è la pala raffigurante “San Raimondo dispensa il pane ai poveri”, dipinta da Antonio Balestra nel 1739 per la chiesa piacentina di San Raimondo e resa nota da Ferdinando Arisi, cui si deve una prima ampia rassegna iconografica dedicata al santo piacentino ( “Santi piacentini”, 1987). 
Come si può vedere la scena descritta dal pittore veronese corrisponde del tutto a quella delineata da Tagliasacchi, cioè la Vergine col Bambino in alto sulle nubi nella gloria degli angeli e in basso san Raimondo porta-croce che porge il pane ai poveri. Altro particolare che accomuna le due opere è la figura del pellegrino, in primo piano a sinistra nel disegno e quasi al centro nella composizione del Balestra: forse un richiamo simbolico a Gerusalemme, che Raimondo Zanfogni visitò con la madre all’età di quattordici anni e da dove ha inizio la sua radicale conversione, che lo porterà a donarsi totalmente ai poveri.
Quanto alla datazione del foglio dell’Ambrosiana, segnato “Gio. B. Tagliasacchi Fidentino”, essa dovrebbe cadere tra il 1732 e il 1737, avendo come primo riferimento la Cena in Emmaus dipinta nel 1732 per l’altare del SS. Sacramento nel Duomo di Piacenza e ora nella chiesa del Corpus Domini. Nel volto dell’apostolo di destra ritroviamo il profilo scavato e l’espressione estatica di san Raimondo. 
In questi anni l’artista borghigiano, che ha come suo primo protettore e mecenate il vescovo Zandemaria, è attivo principalmente a Piacenza ove raggiunge l’apice della fama di pittore: data la comunanza del soggetto non è da escludere un suo diretto coinvolgimento all’ideazione della pala per l’altare maggiore della nuova chiesa dedicata a san Raimondo (progettata dall’architetto piacentino Marc’Aurelio Dosi), la cui esecuzione fu poi affidata, come si è detto, al vicentino Balestra. In questo caso, il disegno del Tagliasacchi potrebbe essere stato eseguito poco prima della sua improvvisa e prematura scomparsa avvenuta, come noto, a Campremoldo Piacentino nel dicembre del 1737. 
Tornando sul piano prettamente iconografico, l’autografo di Tagliasacchi può essere associato ad un’altra singolare testimonianza “fidentina”: il “Raimundinus vilis” scolpito nell’acroterio del portale di destra del Duomo di Borgo, forse la più antica immagine esistente di Raimondo Zanfogni. 
L’ intrepido amico dei poveri e diseredati, “pauperum pater”, che, come ricordano i suoi biografi, non esitava a scagliarsi contro i soprusi dei potenti e l’avarizia dei ricchi (“Aiutateci, cristiani duri di cuore e crudeli…”), è qui rappresentato senza la croce, apparentemente accovacciato sul tetto di un edificio a capanna, forse una chiesa-santuario in ricordo dei suoi pellegrinaggi. Ha come semplici attributi l’abito con il cappuccio dei pellegrini medievali, l bastone da viaggio e la gerla del pane sulle spalle, simbolo quest’ultimo della sua accesissima carità: proprio come nell’anagramma “ UT MANV DARES PABVLVM MISERIS” che accompagna il ritratto seicentesco inciso da Oliviero Gatti.
Mino Ponzi
Pubblicato dal settimanale "il Risveglio" 15 novembre 2013 - Fidenza

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