giovedì 30 maggio 2013

Un dipinto di Amos Nattini ricostruisce uno degli avvenimenti più celebrati del medioevo fidentino


Con questo suggestivo dipinto del 1961, appartenente al Comune di Fidenza, il pittore Amos Nattini (1894-1985) immagina idealmente l’antica chiesa di San Giovanni, allorché il 30 giugno 1195 accolse i rettori della Lega lombarda, riuniti a Borgo San Donnino per confermare il giuramento di fedeltà ai patti di Costanza. L’avvenimento, impropriamente riferito dagli storici locali come il secondo giuramento di Pontida ( da cui la dedicazione dell’omonima piazza), è ricostruito dal celebre battaglista e illustratore della Divina Commedia con ricchezza di particolari. Vediamo così i vessilliferi con le variopinte insegne dei comuni, i cavalieri con le lance e i loro focosi destrieri, il popolo minuto e, sullo sfondo, la chiesa di San Giovanni pensata col tetto a capanna, il campanile e la facciata ornata di bifore, archetti pensili e protiro, secondo gli schemi propri del romanico lombardo. Solo alcune case sparse, poco più che capanne, completano questa fantastica rappresentazione del medioevo fidentino, pubblicata da M. Bonatti Bacchini insieme al suo pendant raffigurante il passaggio da Borgo di Federico II dopo la sconfitta di Vittoria: probabilmente due bozzetti preparatori per un’opera di più ampio respiro, mai realizzata.
Sulle lontane origini della chiesa di San Giovanni, andata completamente distrutta nel corso del XIX secolo, fanno luce gli studi recenti di Umberto Primo Censi e Gianandrea Allegri (“Notte e alba di una Cattedrale”, 2012) che la collocano tra le chiese di ascendenza pallaviciniana, insieme a San Pietro (l’attuale parrocchiale) e a San Dalmazio (scomparsa nel sec. XVI). Di essa già si parla nell’atto di fondazione dell’abbazia di Castione (1033) ma la sua plurisecolare vicenda è legata soprattutto all’annesso monastero benedettino, fondato intorno al 1126 da Oberto Pallavicino e di cui fu prima badessa la figlia Martina.
Sorto nei pressi del nucleo altomedievale (“ iuxta castrum”), e solo successivamente inglobato all’interno delle mura della città, il complesso monastico ( dedicato in realtà ai due Giovanni, il Battista e l’evangelista) si estendeva su gran parte dell’area che coincide attualmente con le piazze Verdi e Matteotti. La sua importanza è testimoniata da alcuni documenti del XII secolo, tra cui una pergamena del 1179, dalla quale si deduce che al suo interno vi era stato provvisoriamente custodito il corpo di San Donnino mentre fervevano i lavori di rifacimento della chiesa del santo patrono: “…monasterium sancti Johannis de Burgo, ubi corpus sancti Domnini humatum quiescit…”.
Per quanto riguarda la forma architettonica della chiesa, vagamente definita da Vincenzo Plateretti nel 1802 come “antica gotica e dunque imperfetta, e cattiva in tutto”, non possediamo testimonianze dirette. E’ possibile saperne qualcosa in più solo scorrendo le planimetrie ottocentesche, custodite presso l’Archivio di Stato di Parma e l’Archivio della Curia Vescovile di Fidenza.
Da questi disegni emerge infatti un tipico impianto benedettino-cistercense a tre navate scandite da colonne o pilastri a sezione circolare. Il presbiterio e il coro assegnati alla clausura (“chiesa interna delle monache”), sono separati rispetto allo spazio riservato ai fedeli ( la“chiesa esterna” per le funzioni parrocchiali esercitate fino al 1780), e terminano con un’abside rettangolare, affiancata da due cappelle. A livello del coro, allineate col transetto di destra, sono riconoscibili la porta comunicante con il chiostro e la sala capitolare e le scale che conducono al dormitorio mentre la porta che si apre sulla parete a nord del transetto, coincide probabilmente con il cosiddetto “paradiso”, la “porta dei morti” che conduceva al cimitero monastico, situato dietro l’abside della chiesa e di cui è stata trovata traccia negli anni Settanta nel corso di lavori di scavo al centro dei giardini di Piazza Matteotti.
Tra le trasformazioni e le aggiunte più rilevanti apportate nel corso dei secoli, è da segnalare l’adiacente oratorio pubblico di San Gerolamo eretto intorno alla metà del XVI secolo sotto il patronato degli Antini. Da questo piccolo oratorio che si affacciava sul vicolo omonimo proviene la seicentesca Madonna di san Girolamo, l’ ammirevole copia correggesca ora conservata in Cattedrale presso la cappella del Battistero.
Un altare dedicato a san Mauro era invece addossato alla parete opposta, nella navata di destra. Ad esso apparteneva, come confermano le indagini archivistiche di Angela Leandri, la pala attribuita a Clemente Ruta (1668-1767), raffigurante un miracolo dello stesso santo, esistente presso la chiesa di San Pietro, a lato del santuario.
Dalle preziose e in gran parte inedite mappe ottocentesche, spuntano altri dati molto interessanti, specialmente per quanto riguarda l’assetto interno del monastero femminile, prima di allora inaccessibile in quanto soggetto a rigorosa clausura. Ci riferiamo in particolare a un rilievo redatto nel 1829, vent’anni dopo l’allontanamento forzato delle monache, imposto dall’amministrazione napoleonica. Il documento, segnato come “Pianta del monastero di S. Giovanni di Borgo San Donnino” e controfirmato dal podestà Ugolotti Manarini, è conservato in copia presso l’Archivio di Stato di Parma, dove mi è stato gentilmente segnalato dall’architetto Angelo Pattini.
La prima osservazione che salta all’occhio, è la perfetta struttura quadrangolare del chiostro principale, con il lato settentrionale congiunto alla navata destra della chiesa. L’impianto, che nelle proporzioni e nella organizzazione degli spazi ricalca fedelmente gli schemi tradizionali dell’ordine di San Benedetto, coincide con ogni probabilità con il nucleo originario, sorto come si è detto agli inizi del XII secolo. Intorno al chiostro, con il pozzo al centro del cortile, vediamo affacciarsi i locali più importanti che per secoli hanno scandito la vita delle religiose: il refettorio, la cucina e forse il calefactorium, situati, come sempre, nell’ala a mezzogiorno, ove una piccola nicchia indica la presenza del lavabo per le abluzioni delle monache. Facilmente riconoscibile, nell’ala orientale , in comunicazione diretta con il coro della chiesa, è pure l’aula capitolare, sovrastata dal dormitorio, come conferma un rilievo in scala 1:250 del piano secondo eseguito dal Genio Militare di Piacenza verso al fine del secolo.
Sul lato occidentale del chiostro, che si affacciava su un’ampia corte porticata, una sorta di grande e asimmetrico chiostro d’ingresso, la portineria appare protetta da un piccolo avancorpo; altri locali sono invece assegnabili alla dispensa, alla foresteria e forse anche alla farmacia del ricco monastero, la cui esistenza è comprovata da numerosi libri mastri del 1600 e 1700, conservati all’Archivio di Stato, che come scrive Mario Calidoni (Monasteri, 2008) ”offrono un’immagine interessante della cura delle monache per erbe e medicamenti prodotti per l’interno e l’esterno del convento”.

La trasformazione ottocentesca dell’ex monastero pallaviciniano in caserma e in altri usi profani ( gli interventi riguardano anche l’ampio orto-giardino diventato sede del mercato del bestiame e poi parco pubblico) è documentata da numerose fotografie e cartoline d’epoca, mentre non conosciamo, o mancano del tutto, le immagini del chiostro medioevale: l’unica veduta rimasta riguarda purtroppo la sua demolizione avvenuta nel 1936 per far posto alla nascente Casa del Fascio. Si tratta ancora di un dipinto: un inedito quadretto ad olio del pittore fidentino Ettore Ponzi (1908-1992), che si sofferma sugli effetti distruttivi del piccone demolitore, quasi un anticipo delle struggenti immagini di rovine da lui dipinte negli anni del dopoguerra.

Prof. Guglielmo Ponzi

ILLUSTRAZIONI:
1) - Amos Nattini (Genova 1894-Collecchio 1985)
“30 luglio 1195 in Borgo San Donnino la seconda Pontida.
Olio su tavola , 33x90.
Fidenza – Palazzo Municipale.
2) - Angelo Riccardi (Borgo San Donnino (sec. XIX)
Rilievo planimetrico della chiesa e di una parte del monastero benedettino di S. Giovanni
Battista e Evangelista.
Fidenza – Archivio Curia Vescovile
3) - Ettore Ponzi (Fidenza 1908-1992)
Senza titolo (demolizione del monastero di San Giovanni)
Olio su cartone 20x30.
Fidenza-Collezione privata.

Articolo pubblicato dal settimanale diocesano di Fidenza "il Risveglio" venerdì, 24 maggio 2013


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