sabato 8 settembre 2012

Una tela a Zibello onora l'ordine dei frati domenicani


Il pittore bavarese Ignaz Stern ne ha immortalato i personaggi più 
famosi: dal fondatore a San Tommaso d'Aquino fino a Papa Pio V
Il loro motto recita così: "Lodare, benedire, predicare”


Sulla parete di sinistra del presbiterio della collegiata di Zibello merita particolare attenzione un'incantevole tela dipinta intorno al 1725 dal bavarese Ignaz Stem (Mauerkirchen Passau 1680-Roma 1748).
Raffinato pittore, conterraneo di papa Joseph Ratzinger, lo Stem (italianizzato in Ignazio Stella) approda a Roma nei primi anni del Settecento dopo un alunnato presso il Cignani.
La critica più avveduta gli riconosce uno stile originalissimo e una certa influenza indirettamente esercitata nei confronti di Giovan Battista Tagliasacchi e, in particolare, del bussetano Pietro Balestra. Lavorò soprattutto a Roma, dove si conoscono sue opere In San Paolo alla Regola, San Giovanni in Laterano, San Marcello al Corso e in Sant'Anna dei Palafrenieri, senza dimenticare alcune significative presenze in ambito locale, come la pala di Paradigna e Castellarquato.
Quanto alla tela di Zibello, va ricordato che essa fa parte, insieme ad altre importanti testimonianze sparse nel territorio della Bassa, del prezioso lascito dei padri domenicani, derivante dalla dispersione dei beni del convento, trasformato in seguito alle soppressioni ottocentesche nell'ex-ospedale Dagnini. Dallo stesso insediamento religioso provengono anche le due grandi statue in marmo bianco, collocate ai lati del portale della chiesa quattrocentesca, raffiguranti santa Rosa da Lima (da non confondere con la francescana Rosa di Viterbo) e San Pio V. Gli stessi santi sono pure presenti nel nostro quadro, sommariamente descritto dalla guida come una "splendida Immacolata con Santa Maria Maddalena e molti santi domenicani". Da notare tuttavia che in questa affollata beatitudine celeste, la Madonna appare seduta su un trono di nubi con la sua gioiosa corte angelica presentandosi quale regina del cielo e di tutti i santi: in modo speciale, come ispiratrice e protettrice del nuovo ordine religioso fondato nel 1216 da Domenico di Guzman. Accanto alla Vergine stanno infatti santa Maria Maddalena, prima patrona dell'ordine dei Frati Predicatori, per quanto riguarda la penitenza, e santa Caterina d'Alessandria, patrona per gli studi teologici e l'impegno dottrinale, forse a ricordo della disputa con cui la bellissima giovinetta tenne testa ai sapienti pagani, prima di subire il martirio.
Gli altri personaggi che popolano questo autentico scorcio di paradiso, realizzato con una delicatissima pittura sfumata a guisa di pastello, indossano l'abito bianco dei domenicani e sono identificabili in base ai loro specifici titoli. Innanzitutto il fondatore, Domenico di Guzman, proteso verso Maria in un devoto slancio amoroso; accanto a lui il giglio della purezza e una torcia ardente, che richiama l'emblema dell'ordine, solitamente posto tra le fauci di un vispo cagnolino dal pelo maculato, in ricordo del profetico sogno della madre di Domenico e a conferma del ruolo di "Domini canes", cioè impavidi custodi dell'ortodossia cattolica.
L'ordine dei frati domenicani, che può contare su una legione di santi e beati (talmente numerosi che il pontefice Clemente X ritenne di istituire nel 1674 un'apposita festività, tuttora fissata dal calendario liturgico il 7 novembre), ha dato alla Chiesa anche illustri martiri. Il primo, e il più famoso di questa eletta schiera, lo vediamo accanto alla Vergine, in alto a sinistra, riconoscibile per la mannaia piantata sulla nuca. Si tratta di San Pietro martire (1205ca-1252), ucciso a Verona nei primi esordi dell'ordine, mentre era impegnato a combattere l'eresia catara. L'altro martire domenicano,' con in mano l'ostensorio, è invece identificabile con san Giovanni di Colonia, che nel 1572 sacrificò la vita per contrastare la dilagante l'eresia protestante. Seguendo la linea serpentina, su cui si assesta la vivace composizione, incontriamo due santi notissimi e famosi per la loro dottrina: il "doctor angelicus", san Tommaso d'Aquino nell'atto di vergare le pagine le pagine di un ponderoso volume, mentre una colomba aleggia sul suo capo; e san Vincenzo Ferrer (1350-1419), che stringe le mani al petto e china umilmente lo sguardo: sulla fronte spaziosa del santo spagnolo, invocato anche – come potente taumaturgo, un globo di fuoco che ricorda la sua attività di illuminato predicatore. L'importanza che l'ordine religioso assegna agli studi e alla predicazione è ulteriormente sottolineata dalla presenza di sant'Alberto Magno (12061280), dottore della Chiesa, i cui paramenti richiamano la nomina a vescovo di Ratisbona. Più sotto, in primo piano, spiccano sul bianco saio domenicano il rosso porpora della mozzetta e l'oro del pallio che caratterizzano la figura di papa Pio V. All'austero pontefice si deve la realizzazione del nuovo catechismo, del messale e del breviario romano in applicazione delle direttive del Concilio tridentino:
ma il suo nome è soprattutto ricordato per aver promosso la Lega Santa che nel 1571 sbaragliò la flotta turca nella memorabile battaglia di Lepanto. A lato del papa domenicano, rappresentato in contemplazione del Crocifisso, un frate in atteggiamento orante regge le chiavi pontificie. Si tratta di san Raimondo di Penafort (1175-1275) che stringe nella sue mani il simbolo dell'autorità sacra conferito da Cristo a San Pietro e ai suoi successori:
esso ricorda in particolare il gravoso incarico affidato gli da Gregorio IX di raccogliere e riordinare le Decretali, ovvero il corpus giuridico della Chiesa di Roma.

Più frequentemente, come nel vicino santuario di Fontanellato, lo stesso santo è rappresentato mentre veleggia sul mare con il proprio manto. Di fronte a San Pio V, dal lato destro, in rappresentanza delle vergini consacra te, santa Caterina da Siena in estasi mostra i segni della sua totale identificazione con Cristo: le stimmate nel palmo delle mani e la corona di spine fanno memoria- delle sue nozze spirituali con il Salvatore.
Alla grande mistica, patrona d'Italia e d'Europa nonché dottore della Chiesa, è infine associata la dolcissima figura di santa Rosa da Lima, colta nell'atto di vezzeggiare il Bambino Gesù, che ricambia con un radioso sorriso lo sguardo amoroso della giovane suora. Coronata da un serto di rose, la santa è l'emblema dell'innocenza e della purezza e si direbbe quasi che la Madonna abbia voluto affidare a lei le cure del proprio bambino. Rosa da Lima è la prima persona ad essere assurta agli onori degli altari in America Latina;
una sua famosa immagine, di poco posteriore a quella che risiede a Zibello, la ritroviamo a Venezia nella pala dei Gesuati mirabilmente dipinta da Giambattista Tiepolo. Rosa era il soprannome soprannome ricevuto a motivo della sua affascinante bellezza: in realtà si chiamava Isabel Flores ed era nata da spagnoli stanziatisi nel 1586 in Perù. Come riferisce Michel Dolz nel bel libro "Il Dio bambino", la giovane santa viveva in grande familiarità con Gesù bambino e con la Madonna tanto che "il Bambino andò a posarsi sul libro che lei stava leggendo, in una figura di piccole dimensioni ma d'incomparabile bellezza. All'inizio rimaneva immobile, ma poi si rivolgeva a Rosa con un dolce sorriso e uno sguardo pieno di bontà dicendo le interiormente: leggimi perché io sono la Parola, leggimi con attenzione perché quantunque tu mi veda così piccino vi sono in me i tesori della sapienza e di tutta la scienza di Dio".
Come si può vedere il quadro dello Stern esemplifica, attraverso le immagini dei santi, la storia più intime e vera dei domenicani e il loro ruolo all'interno della Chiesa: Dottori, Apostoli, Martiri, Vergini meravigliose, in una continua testimonianza di totale dedizione e amore. Come del resto vuole il loro motto: Laudare, Benedicere, Praedicare.

Gugliemo Ponzi

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