giovedì 9 agosto 2012

L'Oratorio della Visitazione di Chiusa Viarola

Alla sinistra dello Stirone, lungo la strada campestre della Granella (il cui tracciato rettilineo sembra in parte coincidere con quello di un antico asse centuriale), sorge solitario l'Oratorio della Visitazione di Chiusa Viarola. Caratteristico tempietto votivo che da oltre due secoli rappresenta il punto di riferimento architettonico e religioso della piccola frazione fidentina, è anche una delle più suggestive testimonianze di devozione alla Vergine presenti nel nostro circondario.



Dalle linee tipicamente settecentesche, il disegno della facciata si caratterizza per l'armonia delle proporzioni e la sobria eleganza delle modanature, che incorniciano il portale, sormontato da una finestra mistilinea e da un tondo che, fino a qualche tempo fa, presentava tracce di decorazione ad affresco; ma a rendere ancora più suggestivo il grazioso tempietto mariano è soprattutto la sua slanciata struttura, che si delinea nettamente contro l'intatto orizzonte dei campi. Passato nel 2005 in proprietà alla parrocchia di Chiusa Ferranda, a seguito della donazione di D. Pierluigii e Sergio Callegari, l'oratorio della Visitazione è da qualche tempo inagibile per un preoccupante dissesto della volta inmuratura.. A tamponare l'emergenza ha provveduto tempestivamente lo stesso parroco don Carlo Capuzzi, che ora attende fiducioso un intervento risolutivo da parte dagli enti competenti: la Curia Fidentina, la Soprintendenza e, non ultimo, il Comune di Fidenza, in quanto titolare dei diritti (e dei conseguenti obblighi) di giuspatronato, come attestano antichi documenti e una consolidata tradizione. In condizioni non buone, solcata da screpolature e offuscata da frequenti cadute di tono nei colori, è purtroppo anche la grande tela che sovrasta l'altare.
Si tratta di un 'opera assai interessante, stilisticamente riferibile al tardo Cinquecento, ma di non facile attribuzione, proveniente con ogni probabilità dalla stessa parrocchiale di Castellina o da altra chiesa dei dintorni. Coerentemente con l'antica dedicazione mariana, la pala raffigura la visita di Maria a santa Elisabetta, descritta però con una certa vivacità e un 'ambientazione piuttosto insolita che non ha mancato di suscitare qualche curiosità fra gli studiosi e i non rari visitatori. L'incontro tra le due madri avviene infatti in uno spazio aperto, al centro di un 'ampia corte, dove si affacciano solide case in legno caratterizzate dai tetti spioventi e da quel tipico impianto a graticcio che richiama l'architettura tradizionale dei borghi e delle città d'oltralpe; sulla sinistra, l'edificio archi travato, visto di scorcio, farebbe pensare, con la sua struttura complessa, alla soglia di una casa padronale ma anche alla porta d'ingresso di un piccolo villaggio rurale. C'è da chiedersi se questa marcata impronta architettonica nordica non sia dovuta all'osservazione di una stampa fiamminga (come, ad esempio una nota incisione di Johan Sadeler, derivata da una tela di analogo soggetto di Martin De Vos), oppure se ci troviamo effettivamente di fronte all'originale invenzione di un pittore transalpino. 
Colpisce, inoltre, l'evidente forzatura simbolica con cui l'anonimo artista ha voluto far coincidere il centro geometrico e compositivo del quadro con la gemma incastonata nella fibbia della cintura della Vergine, graziosamente vestita alla maniera cinquecentesca. Sul capo della Madonna, l'aureola a disco richiama una tipologia arcaica, propria delle statue lignee; altri interessanti elementi da osservare sono l'accurata acconciatura a trecce della Vergine, ma anche il nero (forse un blu o un verde degradato) della veste di Elisabetta, ripreso dalla mantellina di san Giuseppe, raffigurato con un abito da viaggio di foggia antica, con il bastone, il largo cappello e i flosci calzari, mentre saluta affettuosamente Zaccaria; entrambi i patriarchi mostrano i segni dell'età avanzata. Da notare infine le pose manierate e i panneggi e il particolare della finta incorniciatura, dipinta sul bordo tela, come un orlo di seta ricamata a contorno di un arazzo, similmente ai riquadri affrescati nella sontuosa sala delle Gesta Rossiane della Rocca di San Secondo. Lo stato di conservazione del dipinto non consente tuttavia di fare osservazioni più precise, per cui non resta che attendere i risultati dell'auspicabile intervento di restauro, in vista, almeno così si spera, di una prossima riapertura al culto dell'antico oratorio, un tempo molto frequentato soprattutto in questo mese di maggio dedicato alla Madonna.

Guglielmo Ponzi
(Pubblicato dal settimanale diocesano  il Risveglio)

1 commento:

Anonymous ha detto...

Salve, le scrivo da Avella, le lascio la mia e mail perchè anche nella chiesa della Vsitazione del mio paese c'è una pala ispirata all'icisione del sadeler su disegno di Martin de Vos. Pompeobarba@hotmail.it