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| L'intervento in apertura della dottoressa Lina Callegari |
Un innegabile successo di pubblico e di copie vendute ha coronato la presentazione del volume di Umberto Primo Censi e Gianandrea Allegri "Notte e alba d'una Cattedrale" sottotitolato "La Pieve-santuario di Borgo San Donnino nei secoli IX-XII". Dissipati quindi i timori degli autori e del responsabile della collana "Il Trabucco" Guglielmo Ponzi che ritorna quindi sulla scena della cultura fidentina con questo saggio che, come dirà poi il relatore prof. Marzio Dall'Acqua, fa rivivere altri felici momenti di elaborazione culturale in una città che, a questo proposito, si muove "a corrente alternata". Ricorda infatti Marzio Dall'Acqua che circa cinquant'anni fa, a Fidenza, lui ed altri stessi protagonisti di oggi avevano vissuto un momento analogo che si era concretizzato in alcune notevoli iniziative quali l'uscita della rivista d'arte e cultura "Proposta" e la nascita della sezione locale di Italia Nostra cui il nome di Guglielmo Ponzi è indissolubilmente legato.
Del prof. Marzio Dall'Acqua riportiamo sotto la prefazione al libro titolata "Come un corpo santo divenne città e cattedrale scolpita", nel titolo possiamo già intuire una delle possibili chiavi di lettura del libro. Altri stimoli di approfondimento storico e di "uso" del libro le troviamo negli interventi di Lina Callegari, assessore alla cultura del Comune di Fidenza, e del Vescovo Carlo Mazza, presenti insieme agli autori nella sala del ridotto del Teatro Magnani dove è avvenuta la presentazione del pubblico.
Comprensibilmente più stringati gli interventi degli autori cui siamo debitori delle oltre duecentocinquanta pagine del libro.
Premettiamo alla prefazione del libro del prof. Marzio Dall'Acqua alcune foto dell'evento partendo, per partigianeria di nonno, dal banchetto allestito all'ingresso del Ridotto per la prevendita del volume.
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| Anna ed Elisa P. che hanno curato l'accoglienza e la prevendita del catalogo |
| Veduta parziale del pubblico presente in sala |
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| L'intervento in apertura della dottoressa Lina Callegari |
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| Guglielmo Ponzi curatore della collana "Il Trabucco" nel suo intervento. |
| L'intervento del prof- Marzio Dall'Acqua, sovrintendente degli Archivi di Stato dell'Emilia Romagna |
| Umberto Primo Censi, studioso e coautore del libro |
| Gianandrea Allegri, studioso e altro coautore del libro |
| S.E. Carlo Mazza Vescovo di Fidenza che, col suo ricco e stimolante intervento, conclude i lavori |
Come
un corpo santo divenne città e cattedrale scolpita
In
un paesaggio d'acque e di verdi terre emerse, tra folte foreste ed
acquitrini, nei quali talora si nasconde il Po, vastità deforme,
dopo il crollo degli argini, nelle notti senza luna si alzano i
fuochi fatui dagli stagni e non meno misteriose fiammelle da tumuli
enigmatici a segnalare presenze di corpi santi, di confessori della
fede e martiri nascosti e abbandonati, ma non dimenticati da chi li
sogna e seguendo la visione onirica ne ritrova le reliquie, in una
epifania che diventa riconoscimento di una comunità che sta lottando
contro questa natura selvaggia. Così nei martirologi e nei
leggendari di molti santi di cui si racconta l'inventio,
avviene la scoperta dei corpi.
E
in mezzo a boschi fitti, al limite del ritorno alla preistoria, viene
alla luce anche il corpo di san Donnino, che giace, come è
rappresentato in scultura sulla facciata del Duomo di Fidenza, con la
propria testa tra le mani poste sul petto.
Che
cosa abbia rappresentato la presenza di questo corpo e il suo
rinvenimento e riconoscimento, attraverso i miracoli, è il tema di
questo originale e denso saggio di Umberto Primo Censi e Gianadrea
Allegri sulla pieve-santuario di Borgo San Donnino, che ricostruisce
e sintetizza la storia di una reliquia intorno alla quale inizia il
riscatto di un territorio che ha dimenticato d’essere stato città,
al punto di smemorare il proprio stesso nome, che ha seguito le sorti
dell'urbe morta. In questa terra sommersa da alluvioni e inondazioni,
da un grigiore di fango dal quale raramente emergono frammenti e
reperti, incapaci però di comunicare alcuna vibrazione, alcuna
nostalgia per un passato glorioso ed eroico, nell'incertezza del
riscatto di questo mondo selvaggio, attraversato da strade che
portano e vengono da lontano, nella fatica della sopravvivenza,
nell'incertezza del vivere, vi furono l’inventio
e l’identificazione.
Se
il passato è muto e silenzioso, il corpo santo apre e scandisce il
nuovo evo, riattiva lo scorrere del tempo, diventa il catalizzatore
di un aggregarsi d'uomini, d’emozioni e di fede che, senza saperlo,
senza progettarlo, tra eventi e contraddizioni, casualità e
ambizioni, contribuisce alla nascita del santuario - borgo.
Ecco
questo libro ricostruisce la storia, come facendo emergere le
immagini da un caleidoscopio, data la frammentarietà dei documenti e
delle informazioni sicure sulle quali lo storico può sostenere la
sua navigazione nel tempo, con una ricchezza di ipotesi, di nuovi
dati ed informazioni, di tesi e piste interpretative che scaturiscono
dall'acribia nell'esame dei dati locali, ma anche interpretando
questa dimensione con quella sempre più vasta dei territori intorno,
interagenti, e con i modelli che realtà consimili propongono.
Quello
che colpisce di più in questo ottimo e ricco saggio è l'adesione
alle fonti documentarie ed il rigore, privo di prevenzioni
ideologiche e culturali, con l'applicazione rigorosa di un metodo
storiografico, che non cede certo alla facile esaltazione del
localismo e della sua tradizione storicistica. La propria storia, i
documenti delle proprie identità sono esaminati con il giusto
distacco nella luce della storia medievale generale, ma in serrati
confronti, in disamine che spaziano tra le fonti con rigore e
puntualità, consultando e compulsando testi e pergamene, con
attenzione alla cronologia, alla coerenza della ricostruzione, al non
cedere a facili formule o soluzioni preconfezionate. Mai proiettando
sul passato le ideologie o i processi mentali ed interpretativi
dell'oggi, non rinunciando per questo ad accettare e a comprendere
quanto di numinoso ha fatto e fa parte della devozione a San Donnino
e del suo culto nei secoli, per cui nelle vicende storiche esaminate,
attraverso la liturgia, il diritto canonico e quello civile,
l'economia, la politica e le istituzioni nel loro farsi e mutare e
quant'altre discipline possano agevolare la ricerca e fornire
risultati, non si è mai dimenticato che la spinta progressiva venne
dalla convinzione profonda e radicata negli uomini all'intorno "che
il carisma delle guarigioni fosse operante là dove giacevano le
reliquie".
Da
qui la ricostruzione del primitivo originario santuario che si
trasforma in pieve, in una struttura ecclesiastica collegata e
sostenuta dal potere diocesano del vescovo di Parma, per cui il
vicus,
nato sui resti della necropoli romana, favorì la creazione della
pieve-santuario e questa "contribuì in modo decisivo
all'affermazione del borgo". Le diffusione di passionari e
leggendari, ma anche di momenti di preghiera e liturgia particolari,
fecero sì che la pieve di Borgo San Donnino, dopo la Cattedrale di
Parma, divenisse la più importante e la più ricca della diocesi. Da
quella stessa ricchezza e per la sua difesa nascono i movimenti
interni alla Chiesa, i "partiti" della Riforma, mentre
tutt’attorno la rinascita economico - demografica, espressa nella
creazione del mercato di Borgo prima del 1044, l’aggressività
delle aristocrazie con la creazione di castelli e di chiese private
cominciano a stringere da vicino la Pieve. L’istituzione del
Monastero di Castione egemonizzato dai Pallavicino assurge al ruolo
di antagonista religioso del centro plebano di Borgo. Da qui ancora
la crisi nei rapporti fra la Pieve ed i vescovi parmensi, antichi
fautori e protettori. Lo sviluppo dei commerci, di nuove vie di
comunicazione, passi sul Po e centri alternativi, contribuiranno a
separare la Pieve dal Borgo che, espandendosi ulteriormente, ne
oltrepassa la cinta muraria dilatandosi nel Borgo Novo,
Nello
scontro tra Impero e Papato, nel nascere ed affermarsi dei Comuni,
quelli contrastanti di Piacenza, Parma e Cremona, che di volta in
volta passano dal partito imperiale a quello papale, Borgo San
Donnino cercherà di sviluppare una propria autonomia comunale, di
cui gli Autori definiscono bene i limiti e la natura, le difficoltà
di definirsi giuridicamente tra vicini troppo potenti, ma che in
nuce si esprime
come parziale affrancamento di cui, anche quelli cittadini, non
potranno non tenere conto.
La
nascita della Cattedrale, il ciclopico sforzo, sotto tutti gli
aspetti, anche economici e finanziari, che questo comportò è il
capitolo più bello, in un certo senso, più mosso ed articolato del
libro, con la Santa Sede che trova il modo di riconquistare un
territorio che sembrava esserle sfuggito e dà più vigore ad un
progetto architettonico e simbolico nato da altri, in un compromesso
precario e delicato di inespresse discordanti finalità di supremazia
che si fa pietra, architettura e scultura. Un monumento che
ricongiunge la città con le vicende del culto del santo. E per
sempre.
Un
unico rimpianto che l'amico Carlo Soliani, al quale il volume è
dedicato, che dal 1976 ha collaborato con Censi e Allegri a rinnovare
la storia delle "Terre Pallavicine" non possa leggere
queste pagine, non essendo più con noi.




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