giovedì 11 agosto 2011

Il mosaico di Carlo Mattioli


L’opera realizzata da Carlo Mattioli, fu commissionata per ricordare gli storici fondatori del nosocomio fidentino.
Ospedale, nel mosaico dedicato ai coniugi Cornini-Malpeli c’era anche il vescovo Garimberti che poi venne cancellato

Ai conoscitori d'arte e agli appassionati cultori di storia locale non è certamente sfuggita la recente iniziativa di collocare nell'atrio del nuovo ospedale di Vai o il grande pannello musivo di Carlo Mattioli (Modena 1911-Parma 1994), proveniente dalla vecchia sede di via Borghesi.

Commissionato nel 1964 all'artista parmense per celebrare il compimento di importanti opere di ristrutturazione, il mosaico è in realtà dedicato ai coniugi Giuseppe Comini (1676-1745) e Maria Maddalena Malpeli (1674-1759), presentati quali storici fondatori dell'ospedale fidentino. I due nobili personaggi abbigliati in abito rigorosamente settecentesco assistono, con in mano il cartiglio del progetto, allo svolgimento dei lavori mentre tra le tavole e le impalcature del cantiere si intravede l'ingresso del nuovo ospedale di via Borghesi. Il mosaico, realizzato con il concorso del Gruppo Mosaicisti Ravennati, comprende inoltre lo stemma comunale e un sintetico profilo della città, con le case e le mura di Borgo sopra le quali emergono simbolicamente il palazzo municipale e la Cattedrale. Senza troppo concedere alla retorica. la composizione si presenta nel complesso assai ricca e vivace, caratterizzata da tonalità ocracee sapientemente contrastate da improvvisi guizzi di luce.
M è soprattutto nelle figure che si rivela lo stile di un artista tra i più amati dell’ultimo Novecento italiano. L'accentuata impronta grafica, che caratterizza le immagini dei benemeriti fondatori, richiama infatti quella tipica capacità di invenzione e di poesia che proprio in quegli stessi anni Mattioli riversava sui fogli di pregiatissime edizioni d'arte. Non si può fare a meno infatti di notare nella foggia degli abiti antichi, nell'espressività dei volti e nell'eleganza degli atteggiamenti, una certa analogia con i misteriosi personaggi che popolano le pagine stendhaliane, ma anche con alcuni rari bozzetti teatrali, appartenuti all'indimenticato Pippo Campanini, già in collezione a Fidenza. Di questa esperienza fidentina di Mattioli esiste una prima versione in un inedito bozzetto con dedica al prof. Ettore Ponzi (1901-1971), illustre ginecologo di Parma, bibliofilo, amico del pittore e a quel tempo primario a Fidenza. Ed è interessante notare come nel disegno a penna ed acquarello, fosse prevista in origine la presenza di un terzo personaggio. Accanto ai due fondatori, il pittore aveva infatti inserito la solenne figura di un nuovo vescovo, con indosso gli abiti e le insegne pontificali.
Si tratta presumibilmente di Alessandro Garimberti, il vescovo diocesano che nel 1778 diede attuazione al lascito testamentario dei Cornini-Malpeli integrandolo con i beni provenienti dalla soppressione di antichi ospedali e di confraternite, tra cui quella dei Disciplinati. Il nosocomio di Borgo nasce dunque come opera pia nell'ambito della Chiesa fidentina: "Ospedale dei Poveri Infermi a favore degli ammalati bisognosi di tutto il territorio di Borgo San Donnina" (cfr. A. Aimi, "Storia di Fidenza", 2003, p. 126).
Ma la contrapposizione ideologica, ancora accesa in quegli anni, portò ad offuscare il ruolo del vescovo la cui immagine, come ci spiegava il prof. Ponzi, venne rimossa per espressa volontà del consiglio di amministrazione dell' ospedale. Del palazzo Cornini-Malpeli, fino al 1920 sede dell'ospedale e in seguito trasformato in sala cinematografica, oggi sopravvive quasi intatta la sola facciata tardo-barocca di via Berenini. All'interno della storica dimora, ricordata dai borghigiani come "l'ospedale vecchio", era stata allestita una cappella per le funzioni religiose, dotata di un altare con una "Sacra Famiglia" appositamente dipinta da Angelo Carlo Dal Verme. L'opera, di indubbio pregio, ora fa bella mostra di se nella cappella del complesso ospedaliero di Vaio.
Ben altro destino hanno avuto invece due tele settecentesche, tra cui il ritratto di Giuseppe Cornini, al quale molto probabilmente Mattioli si è ispirato per il mosaico. Questo pregevole dipinto settecentesco, insieme ad un altro più antico che ritrae un altro non identificato personaggio della famiglia Cornini, era infatti esposto presso la sala del consiglio di amministrazione dell'ospedale.
Incredibile a dirsi: negli anni '80 entrambe le tele vennero cedute, sia pur in deposito, alla Provincia di Parma, per arredare alla stregua di anonimi oggetti di antiquariato una sala di rappresentanza nella sede di piazzale della Pace.
Guglielmo Ponzi
Pubblicato sul settimanale diocesano "Il Risveglio" del 13 marzo 2009

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