domenica 11 dicembre 2011

Mons. Bajardi in un dipinto di Antonio Bresciani

Al primo piano dell'antico Vescovado (un insieme architettonico la cui incidenza sul piano urbanistico è stata ben evidenziata da Gianpaolo Gregori nel bel catalogo della mostra dedicata all'Isola del Vescovo), la stanza più grande, che si affacciava verso la piazza del Duomo, fungeva da sala di rappresentanza ed era denominata "sala dei ritratti", in quanto tutt'intorno alla volta ornata a grottesche correva un lungo fregio con inseriti i tondi dei ritratti dei vescovi fidentini. La sequela dei medaglioni affrescati era stata costantemente aggiornata, a partire dal primo vescovo di Borgo, il nobile sarzanese Papirio Picedi eletto nel 1603, fino a monsignor Mario Vianello passato nel 1943 a reggere l'Arcidiocesi di Perugia.



Per la storia della diocesi di Fidenza la perdita dei ritratti dei vescovi ha una rilevanza significativa, che si è tradotta in un vuoto iconografico, solo in parte colmato dai disegni di monsignor Lino Cassi, veri e propri identikit tracciati negli anni '60 sulla base di ricordi e di testimonianze frammentarie (cfr: Enc. Diocesana Fidentina, vol. I) e, più recentemente, dalla pubblicazione da parte di d. Amos Aimi delle immagini litografiche di Giuseppe Bacchini, riprese dalla serie cronologica dei Vescovi di Parma, Piacenza e Borgo 1- San Donnino" (Parma 1844-47). L'inedito dipinto che presentiamo oggi supplisce a questa lacuna relativamente ad uno dei più importanti vescovi del Settecento fidentino: monsignor Girolamo Bajardi (1712-1775) che qui vediamo ritratto a tre quarti di figura in piedi davanti al suo tavolo di lavoro. Il dipinto, in collezione privata a Parma, è opera documentata di Antonio Bresciani (1720-1817), come risulta dal diario di lavoro del pittore, sotto la data del 30 dicembre 1755: "Ritratto di Mons. Bajardi Vesc. Di Borgo San Donnino". Il diario del Bresciani registra nello stesso anno altri due dipinti ordinati da Fidenza: un Transito di san Giuseppe per le Monache Cistercensi e un Crocifisso commissionato dal Canonico Zaccaria Croci, identificabile con la bella tela ora presso la chiesa dei Cappuccini di via Trento. L'attenzione ai dettagli e la resa materica dei raffinati tessuti sono coerenti con la descrizione fisionomica molto accurata. In basso a sinistra, le cariatidi angeliche e le volute del tavolo e della poltrona in legno dorato echeggiano chiaramente lo stile tardo barocco; sul piano sono posate, accanto al calamaio d'argento e al campanello, due lettere, di cui una con la scritta che sembra vergata a penna. Il nobile prelato indossa, sopra la bianca cotta  finemente pieghettata e orlata di pizzi, la mozzetta in velluto violaceo su cui spicca la croce pettorale. La posa è decisamente convenzionale ma i tratti realistici e l'espressione del volto rivelano una notevole capacità introspettiva da parte dell'autore, certamente uno più interessanti artisti attivi all'interno del Ducato di Parma nella seconda metà del Settecento. Appartenente alla nobile famiglia dei conti Bajardi di Parma, il vescovo ha adottato per lo stemma episcopale l'emblema del suo antico casato, un cavallo rampante. Il motivo araldico è ben visibile nei paramenti e nelle preziose suppellettili liturgiche da lui donate alla Cattedrale, ora esposte nel Museo del Duomo, tra cui i magnifici candelieri e la grande croce d'argento, realizzati per l'altare maggiore dall'orafo parmense Pietro Perini nel 1763. Lo stemma del vescovo riappare in un preziosissimo ostensorio gemmato recante il bollo della zecca di Augsburg e il punzonc E. D. corrispondente, come rileva G. Gregori, alla bottega di Emanuel Abraham Drentwet operante all'epoca nella storica città tedesca. Lo stesso emblema lo ritroviamo ancora in un ricco calice d'argento segnato P.P. cioè Piero Perini, in un sontuoso leggio d'altare e in una legatura per messale che rivelano invece l'impronta stilistica di un orafo tedesco, probabilmente lo stesso Drenwet.
Ma l'impegno di Bajardi per il decoro liturgico del massimo tempio fidentino si estese anche all'attiguo palazzo vescovile, come testimonia il letterato perugino Cesare Orlandi, autore del famoso baedeker settecentesco" Delle città italiane e sue isole adiacenti..." (Perugia 1775), che accenna all'antico complesso eretto di fianco al Duomo: "La Fabbrica del Vescovado corrispondee molto bene a quella della Cattedrale, per la magnificenza del beneficentissimo, e zelantissimo odierno Vescovo Monsignor Girolamo de' Conti Bajardi, patrizio di Parma, il quale lo ha, si può quasi dire, riedificato da' fondamenti, e rimodernato del tutto, tanto dentro, che fuori, e ridotto perfettamente in Isola".
Deceduto nel 1775 in seguito a una lunga malattia, il vescovo Bajardi volle essere sepolto nella sua Cattedrale presso la cappella del SS. Sacramento, ove una lapide apposta dalla cognata, Caterina Khunin, rammenta ai posteri le virtù umane e religiose e le benemerenze del quattordicesimo vescovo fidentino, zelante pastore e mecenate, nonché promotore e fondatore del nuovo ospedale di Borgo San Donnino.
Mino Ponzi                       
(Dal settimanale diocesano  il Risveglio 14 maggio 2010)

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